Il 12 ottobre 2006, a quindici anni, Carlo Acutis moriva all’ospedale di Monza e nasceva in cielo, dopo pochi giorni di malattia. Oggi la Chiesa lo ricorda come Santo, e ogni anno, il 12 ottobre, ne fa memoria. Meditanimus è online da questa data in suo ricordo.
Da Londra a Milano
Carlo nasce a Londra il 3 maggio 1991, da genitori italiani, Andrea Acutis e Antonia Salzano. Viene battezzato il 18 maggio nella chiesa di Nostra Signora Addolorata (Our Lady of Dolours). A settembre la famiglia torna a Milano di dove era originaria e Carlo vive quasi tutta la sua breve ma intensa vita terrena.
Come ricorda spesso la mamma, sin da piccolo è un bambino pieno di energia e sensibilità. Ama la tecnologia e il computer, ma con una maturità sorprendente per la sua età: si impone da solo di giocare ai videogiochi al massimo un’ora alla settimana.
L’Eucaristia, la sua «autostrada per il Cielo»
Carlo sente molto presto la presenza e l’amore di Dio tanto che chiedeva ai genitori, sin dall’età di 4 anni, di entrare in ogni Chiesa davanti la quale passavano, per salutare Gesù. A sette anni la famiglia e gli eventi riescono ad accontentarlo sul fatto di ricevere la prima Comunione, in anticipo rispetto ai suoi coetanei. La riceve il 16 giugno 1998. Da allora va a Messa ogni giorno per l’Eucarestia, che possiamo definire il centro della sua vita.
L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo.
Pregava il Rosario ogni giorno e la mamma ricorda come per lui fosse “l’appuntamento con Maria fosse l’impegno più galante della giornata”. Era molto devoto alla Madonna e si confessava spesso, sostenendo che l’anima è complessa e che togliere i peccati, anche quelli piccoli, è come alleggerire una mongolfiera dai pesi, perché possa finalmente salire poi in cielo.
Amava Assisi, dove oggi risiede la sua salma, senz’altro per l’amore verso San Francesco e per la grande passione per la natura che lo caratterizzava.
Una delle sue più frasi celebri è
Non io, ma Dio
«Non io, ma Dio» è la frase con cui Carlo ricordava chi occupava il primo posto nella sua vita. Ecco altre sue parole elevate, che riassumono bene il suo modo di guardare le cose:
La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio.
La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’alto.
Un vero e proprio inno alla gioia spirituale con il quale anche nelle difficoltà quotidiane della nostra vita terrena possiamo trovare conforto istantaneo, se solo impariamo a essere in grado di vedere.
Una carità semplice
La sua famiglia era benestante, ma Carlo non amava il superfluo cercava in ogni momento della propria vita di limitarsi all’essenziale, magari offrendo agli altri ciò che possedeva in più. E considerava molto di ciò che possedeva “un di più”. Con i propri risparmi comprava vestiti e coperte per i poveri di Milano. La sera metteva da parte una parte della propria cena e la portava, insieme a qualcosa da bere, ai senzatetto.
Viveva il messaggio di Cristo in ogni momento della propria vita e questo lo portava costantemente a mettersi dalla parte del prossimo. A scuola difendeva i compagni vittime di bullismo. Nella vita conosceva molte persone al punto che i genitori si meravigliarono molto della quantità di persone di ogni etnia e ceto sociale si presentarono al funerale di Carlo per salutare il loro caro amico.
La mostra sui miracoli eucaristici
Carlo faceva il catechista e si accorgeva che molti ragazzi non andavano a Messa la domenica e restavano distanti. Da questo desiderio di avvicinarli nasce la mostra sui miracoli eucaristici. Allora internet non era diffuso come oggi, così chiese ai genitori di accompagnarlo in molti luoghi per raccogliere il materiale. Terminò il lavoro a quattordici anni, e la mostra è stata poi esposta in tutti e cinque i continenti. Su Meditanimus puoi vedere i luoghi di questi miracoli sulla mappa.
Carlo sottolineava spesso come i cristiani di oggi siano fortunati: chi visse duemila anni fa doveva cercare Gesù per le strade, noi lo troviamo nella chiesa sotto casa. Diceva che abbiamo a portata, praticamente sotto casa, un pezzo di Gerusalemme.
La malattia
A quindici anni Carlo si ammala di una leucemia fulminante. Il personale sanitario che lo ha curato racconta che non si è mai lamentato: aveva sempre il sorriso e diceva che c’era chi stava peggio di lui. Decise di offrire le sue sofferenze al Signore per il Papa e per la Chiesa.
Alla mamma avrebbe detto che da lì non sarebbe uscito vivo, ma che dopo la morte le avrebbe dato dei segni. Morì il 12 ottobre 2006, a Monza, e viene ricordato come nato al Cielo. Riposa ad Assisi, nel Santuario della Spogliazione.
Dopo la sua morte
La madre racconta spesso che molte persone si sono avvicinate all’Eucaristia e alla Confessione grazie a lui. Carlo è molto amato anche in America Latina. Da lì viene il miracolo che ha aperto la strada alla beatificazione: la guarigione di un bambino brasiliano, nato con una malformazione del pancreas, che poteva ingerire solo liquidi. Dopo la preghiera a Carlo e il contatto con una sua reliquia, un indumento da lui usato, il bambino ha ricominciato a mangiare cibi solidi e a stare bene. La Chiesa ha riconosciuto la guarigione come miracolo, dopo l’esame di medici e teologi.
- 24 novembre 2016: si chiude l’inchiesta diocesana sulla sua vita.
- 5 luglio 2018: è dichiarato Venerabile da papa Francesco.
- 10 ottobre 2020: è beatificato ad Assisi.
- 7 settembre 2025: è canonizzato da papa Leone XIV, insieme a Pier Giorgio Frassati.
San Carlo Acutis è un Santo del nostro tempo che ha scelto di mettere Dio al primo posto -un po’ come disse Santa Faustina a partire dal dialogo diretto con Gesù “sempre, ovunque e in tutto”- e ci invita a fare lo stesso, a cominciare dalla Messa.
Per approfondire
- Sito ufficiale dell’Associazione Carlo Acutis: biografia, frasi, notizie sulla tomba ad Assisi.
- La mostra internazionale sui miracoli eucaristici, ideata da Carlo.