Veniamo ora a parlare di quali siano le anime che entrano nelle seconde dimore, e cosa vi facciano. Vorrei dirvi poco, perché ne ho già parlato altrove abbastanza a lungo, e sarà impossibile non tornare a dire di nuovo molto di quanto già detto, perché non mi ricordo bene di ciò che ho scritto; ma se si potesse presentarlo in modi diversi, so bene che non vi stancherete, così come non ci stanchiamo mai dei libri che trattano di questo, per quanti siano.
Si tratta di coloro che hanno già cominciato ad avere l’orazione, e hanno capito quanto importi loro non restare nelle prime dimore; ma non hanno ancora la determinazione per smettere, molte volte, di starvi, perché non abbandonano le occasioni, il che è un pericolo non da poco. Ma è già grande misericordia che qualche volta cerchino di fuggire le serpi e le cose velenose, e capiscano che è bene lasciarle. Costoro hanno, in parte, molta più fatica dei primi, sebbene meno pericolo; perché ormai sembra che capiscano, e c’è grande speranza che entreranno più addentro. Dico che hanno più fatica perché i primi sono come muti, che non sentono, e così sopportano meglio la loro fatica di non parlare, cosa che non sopporterebbero, se non molto peggio, coloro che sentissero e non potessero parlare; ma non per questo si deve desiderare di più la condizione di chi non sente, perché in fondo è gran cosa capire ciò che ci viene detto.
Così questi comprendono le chiamate che il Signore fa loro; perché, man mano che si avvicinano di più a dove sta Sua Maestà, Egli si mostra ottimo vicino, e tanta è la sua misericordia e bontà che, pur restando noi nei nostri passatempi, affari, piaceri e intrighi del mondo, e persino cadendo e rialzandoci nei peccati (perché queste bestie sono così velenose, e così pericolosa la loro compagnia, e così agitate, che è quasi un miracolo non inciampare in esse e cadere), con tutto questo il Signore nostro tiene talmente a cuore che lo amiamo e cerchiamo la sua compagnia, che una volta o l’altra non smette di chiamarci, perché ci avviciniamo a Lui; ed è una voce così dolce, che la povera anima si strugge nel non fare subito ciò che le comanda; e così, come dico, è più faticoso che non sentirla affatto. Non parlo qui di quali siano queste voci e chiamate, come altre che dirò più avanti, ma di parole udite da persone buone, o di prediche, o di ciò che si legge in buoni libri, e molte altre cose per cui, come avete sentito, Dio chiama, o malattie, o fatiche, e anche una verità che insegna in quei momenti in cui siamo in orazione: per quanto fiacca possa sembrarvi, Dio la tiene in grande conto.
E voi, sorelle, non tenete in poco conto questa prima grazia, né scoraggiatevi se non rispondete subito al Signore, perché Sua Maestà sa bene attendere molti giorni e anni, specialmente quando vede perseveranza e buoni desideri. Questo è ciò che più conta qui, perché con essa non si smette mai di guadagnare molto. Ma è terribile la battaglia che qui danno i demoni in mille modi, e con maggior pena dell’anima che persino nella dimora passata; perché là era muta e sorda, almeno sentiva molto poco, e resisteva meno, come chi ha in parte perso la speranza di vincere. Qui l’intelletto è più vivo, e le potenze più abili: i colpi e l’artiglieria si muovono in modo tale che l’anima non può fare a meno di sentirli.
Perché qui i demoni mettono in scena queste serpi delle cose del mondo, e fanno sembrare quasi eterni i suoi piaceri: la stima in cui si è tenuti in esso, gli amici e i parenti, la salute per quanto riguarda le cose di penitenza (poiché l’anima che entra in questa dimora comincia sempre a desiderare di farne qualcuna) e altre mille forme di impedimenti. Oh Gesù, che tumulto mettono qui i demoni, e quali afflizioni nella povera anima, che non sa se andare avanti o tornare alla prima stanza! Perché la ragione, d’altra parte, le mostra l’inganno che è pensare che tutto questo valga nulla in confronto a ciò che si propone. La fede le insegna qual è ciò che le conviene. La memoria le rappresenta in cosa finiscono tutte queste cose, portandole davanti la morte di coloro che molto godettero di queste cose che ha visto, come alcune viste improvvise, quanto presto siano dimenticati da tutti, come ha visto alcuni che conobbe in grande prosperità calpestare sotto terra, ed essere lei stessa passata più volte accanto a quella sepoltura; e guardare come in quel corpo brulicano molti vermi, e molte altre cose ancora che le si possono presentare davanti.
La volontà si inclina ad amare, là dove ha visto tante innumerevoli cose e prove d’amore, e vorrebbe ripagarne qualcuna; in particolare le si pone davanti come questo vero amante non si allontani mai da lei, accompagnandola, dandole vita ed essere. Allora l’intelletto interviene a farle capire che non potrebbe trovare amico migliore, anche vivendo molti anni: che tutto il mondo è pieno di falsità, e questi piaceri che le mette davanti il demonio sono fatiche, affanni e contraddizioni: e le dice che stia certa che fuori da questo Castello non troverà sicurezza né pace; che smetta di andare per case altrui, poiché la sua è così piena di beni, se vuole goderne, che chi mai trova tutto ciò di cui ha bisogno come in casa propria, specialmente avendo un simile ospite; che la farà signora di tutti i beni, se lei vuole smettere di andare perduta, come il figlio prodigo, a mangiare cibo da porci.
Queste sono le ragioni per vincere i demoni. Ma, oh Signore e Dio mio, come l’abitudine alle cose di vanità, e il vedere che tutto il mondo se ne occupa, guasta tutto! Perché la fede è così morta in noi, che crediamo più a ciò che vediamo che a ciò che essa ci dice. E in verità non vediamo altro che gran malasorte in coloro che vanno dietro a queste cose visibili; ma questo lo hanno fatto queste cose velenose di cui parliamo, che, come a chi viene morso da una vipera si avvelena tutto e si gonfia, così accade qui, quando non ci custodiamo. È chiaro che occorrono molte cure per guarire, e grande grazia ci fa Dio se non ne moriamo. Certo l’anima qui passa grandi fatiche: specialmente se il demonio capisce che essa ha, nella sua indole e nelle sue abitudini, disposizione ad andare molto avanti, allora radunerà tutto l’inferno per farla tornare a uscire fuori.
Ah, Signore mio, qui è necessario il vostro aiuto, perché senza di esso non si può fare nulla: per la vostra misericordia, non permettete che quest’anima sia ingannata fino a lasciare quanto ha cominciato. Datele luce, perché veda come in questo sta tutto il suo bene, e perché si allontani dalle cattive compagnie; perché è cosa grandissima trattare con chi tratta di queste cose; avvicinarsi non solo a chi vede in queste stanze dove si trova lui stesso, ma a chi capisce essere entrato in quelle più vicine, perché gli sarà di grande aiuto, e tanto può conversare con loro, che lo portino con sé. Stia sempre attento a non lasciarsi vincere, perché se il demonio lo vede con una grande determinazione a perdere piuttosto la vita e il riposo, e tutto ciò che gli offre, che tornare alla prima stanza, molto più presto lo lascerà stare.
Sia uomo, e non tra quelli che si gettavano bocconi a terra a bere, quando andavano in battaglia (non ricordo con chi accadde), ma si determini ad andare a combattere con tutti i demoni, e sappia che non ci sono armi migliori di quelle della croce; anche se altre volte l’ho già detto, importa tanto che lo ripeta qui. Non si ricordi che in questo inizio vi siano delizie, perché è un modo ben misero di cominciare a edificare una costruzione così preziosa e grande; e se cominciano sulla sabbia, cadrà tutto a terra: non smetteranno mai di andare scontenti e tentati; perché queste non sono le dimore dove piove la manna, quelle stanno più avanti, dove tutto sa a un’anima come essa desidera, perché non desidera altro che ciò che Dio desidera.
È cosa curiosa che, stando ancora noi fra mille impacci e imperfezioni, e con virtù che ancora non sanno camminare, essendo appena nate (e voglia il cielo che siano almeno cominciate), non ci vergogniamo di desiderare gusti spirituali nell’orazione, e di lamentarci delle aridità? Non vi accada mai questo, sorelle: abbracciatevi alla croce che il vostro Sposo portò su di sé, e capite che questa deve essere la vostra impresa: chi più potrà patire, patisca di più per Lui, e sarà la meglio servita. Il resto, come cosa accessoria, se il Signore ve lo concederà, rendetegliene molte grazie.
Vi parrà di essere ben determinate ad affrontare le fatiche esteriori, a patto che Dio vi ricompensi nell’interiore. Sua Maestà sa meglio di noi ciò che ci conviene: non c’è motivo di consigliarlo su cosa debba darci, perché potrebbe a ragione dirci che non sappiamo quello che chiediamo. Tutta la pretesa di chi comincia l’orazione (e non dimenticatelo, perché importa molto) deve essere di lavorare, determinarsi e disporsi, con quante diligenze possa, a rendere la propria volontà conforme a quella di Dio; e, come dirò più avanti, siate ben certe che in questo consiste tutta la maggiore perfezione che si possa raggiungere nel cammino spirituale. Chi avrà più perfezione in questo, riceverà di più dal Signore, e sarà più avanti in questo cammino: non pensiate che qui ci siano altri misteri, né cose sconosciute e incomprensibili, perché in questo consiste tutto il nostro bene.
Dunque, se sbagliamo fin dall’inizio, volendo subito che il Signore faccia la nostra volontà, e che ci porti come immaginiamo noi, quale solidità può avere questo edificio? Cerchiamo di fare ciò che dipende da noi, e di guardarci da queste bestie velenose, perché molte volte il Signore permette che cattivi pensieri ci perseguitino e ci affliggano, senza che riusciamo a scacciarli da noi, e anche aridità, e persino a volte permette che ci mordano, perché impariamo poi a guardarci meglio, e per provare se ci pesa molto di averlo offeso. Perciò non scoraggiatevi, se qualche volta cadrete, al punto da smettere di cercare di andare avanti, perché anche da quella caduta Dio trarrà del bene, come fa chi vende la triaca per provare che è buona, bevendo prima il veleno.
Se non vedessimo altrove la nostra miseria e il gran danno che ci fa l’andare dispersi, basterebbe questa battaglia che si attraversa per tornare a raccoglierci. Può esserci male peggiore che non trovarci nella nostra stessa casa? Che speranza possiamo avere di trovare quiete in altre cose, se nelle nostre stesse non possiamo acquietarci? E così, questi amici e parenti tanto grandi e veri, con cui sempre (anche se non vogliamo) dobbiamo vivere, come sono le potenze, sembra che ci facciano guerra, come risentite per quanto i nostri vizi hanno fatto a loro.
Pace, pace, sorelle mie, disse il Signore, e lo raccomandò tante volte ai suoi Apostoli. Credetemi dunque: se non la abbiamo né la cerchiamo in casa nostra, non la troveremo presso gli estranei. Finisca ormai questa guerra, per il sangue che Egli versò per noi: lo chiedo a chi non ha ancora cominciato a entrare in se stesso; e a chi ha già cominciato, che nulla basti a farlo tornare indietro. Badino che è peggiore la ricaduta della caduta: vedano già la loro perdita, confidino nella misericordia di Dio, e in nulla di sé, e vedranno come Sua Maestà li conduce da una dimora all’altra, e li fa entrare in una terra dove queste fiere non possono toccarli né stancarli, ma sono essi a sottometterle tutte, e a farsene beffe, e a godere di molti più beni di quanti potrebbero desiderare, anche in questa vita, dico.
Perché, come ho detto all’inizio, vi ho già scritto come dobbiate comportarvi in queste turbazioni che qui mette il demonio, e come il raccogliersi non debba avvenire a forza di braccia, ma con dolcezza, affinché possiate restarvi più a lungo; non lo ripeterò qui; dico solo che, a mio parere, conta moltissimo trattare con persone esperte; perché in cose che è necessario fare, penserete che ci sia un grave danno: purché non si tratti di abbandonare tutto, il Signore guiderà ogni cosa a nostro vantaggio, anche se non troviamo chi ci insegni, perché per questo male non c’è altro rimedio, se non ricominciare da capo, altrimenti l’anima andrà perdendo ogni giorno un po’ di più, e voglia il cielo che lo capisca.
Qualcuna potrebbe pensare che, se è così grave tornare indietro, sarebbe meglio non cominciare affatto, e restare fuori dal Castello. Vi ho già detto all’inizio, e lo dice lo stesso Signore, che chi cammina nel pericolo in esso perisce, e che la porta per entrare in questo Castello è l’orazione. Pensare dunque di dover entrare in cielo senza entrare in noi stesse, conoscendoci e considerando la nostra miseria e ciò che dobbiamo a Dio, e chiedendogli spesso misericordia, è una sciocchezza. Lo stesso Signore dice: nessuno salirà al Padre mio se non per mezzo mio (non so se dice proprio così, credo di sì). E chi vede me, vede il Padre mio. Dunque, se non lo guardiamo mai, né consideriamo ciò che gli dobbiamo, e la morte che patì per noi, non so come possiamo conoscerlo, né compiere opere al suo servizio. Perché la fede senza di esse, e senza accostarsi al valore dei meriti di Gesù Cristo, nostro bene, quale valore può avere? E chi ci desterà ad amare questo Signore? Piaccia a Sua Maestà farci comprendere quanto costiamo a Lui, e come il servo non sia più grande del Signore; e che dobbiamo operare per godere la sua gloria, e che per questo ci è necessario pregare, per non restare sempre in tentazione.