Torniamo dunque alla nostra colombina, e vediamo qualcosa di quello che Dio dà in questo stato: si intende sempre che deve procurare di andare avanti nel servizio del nostro Signore e nella conoscenza di sé; perché se non fa altro che ricevere questa grazia, e come fosse cosa ormai sicura si trascura nella sua vita, e storce il cammino del cielo, che sono i comandamenti, le accadrà quello che accade a chi esce dal baco: depone il seme perché altri ne nascano, mentre lei resta morta per sempre.
Dico che depone il seme, perché ritengo che Dio voglia che una grazia così grande non sia data invano: anche se l’anima non ne approfitta per sé, che ne approfittino altri. Perché, restandole questi desideri e queste virtù di cui ho detto, per tutto il tempo che dura in questo bene fa sempre profitto ad altre anime, e dal suo calore prendono calore anche loro: e persino quando l’ha ormai perduto, capita che le resti il desiderio che altre ne approfittino, e le piace far capire le grazie che Dio fa a chi lo ama e lo serve.
Ho conosciuto una persona a cui accadeva proprio questo: pur essendo molto smarrita, le piaceva che altre approfittassero delle grazie che Dio le aveva fatto, e mostrare il cammino dell’orazione a chi non lo capiva, e fece davvero molto bene, molto. Poi il Signore le restituì di nuovo la luce. È vero che ancora non aveva gli effetti di cui ho detto.
Ma quanti ce ne devono essere che il Signore chiama all’apostolato, come Giuda, comunicando con loro, e li chiama per farne dei re, come Saul, e poi per colpa loro si perdono? Da qui ricaviamo, sorelle, che per andare meritando sempre di più, e per non perderci come loro, la sicurezza che possiamo avere è l’obbedienza, e il non deviare dalla legge di Dio: lo dico per chi riceve grazie simili, e anche per tutte.
Mi pare che questa mansione resti un po’ oscura, con tutto quello che ho detto; e visto che c’è tanto guadagno a entrarvi, sarà bene che non sembri che restino senza speranza quelle a cui il Signore non dà cose così soprannaturali; perché la vera unione si può benissimo raggiungere, con l’aiuto del nostro Signore, se noi ci sforziamo di procurarla, non avendo altra volontà se non legata a quella che sia la volontà di Dio.
Oh, quante saranno a dire questo, e a sembrarci di non voler altro, e di morire per questa verità, come credo di aver già detto! Ebbene, io vi dico, e lo dirò molte volte, che quando sarà così, avrete raggiunto questa grazia del Signore; e non vi importi nulla di quest’altra unione, quella deliziosa di cui ho detto, perché quanto c’è di più prezioso in essa viene proprio dal procedere da questa di cui parlo ora, e dal non poter arrivare a quanto ho già detto, se non è molto certa l’unione di avere la nostra volontà rassegnata in quella di Dio.
Oh, che unione da desiderare, questa! Fortunata l’anima che l’ha raggiunta, perché vivrà in questa vita con riposo, e anche nell’altra; perché nessuna cosa degli eventi della terra l’affliggerà, a meno che non si veda in qualche pericolo di perdere Dio, o di vederlo offeso: né malattia, né povertà, né morte, a meno che non sia di qualcuno di cui la Chiesa di Dio sentirebbe molto la mancanza; perché quest’anima vede bene che Lui sa meglio quello che fa, di quanto lei sappia quello che desidera.
Dovete notare che ci sono pene e pene; perché alcune pene nascono di getto dalla natura, e lo stesso vale per i contenti, e anche dalla carità di avere compassione per il prossimo, come fece il nostro Signore quando resuscitò Lazzaro; e queste non tolgono l’essere unite alla volontà di Dio, né turbano l’anima con una passione inquieta, agitata, che dura a lungo. Queste pene passano in fretta; perché (come ho detto dei godimenti nell’orazione) sembra che non arrivino al fondo dell’anima, ma solo a questi sensi e facoltà. Girano per queste mansioni passate, ma non entrano in quella che resta ancora da dire, l’ultima. Perché per questo è necessario quanto ho già detto, la sospensione delle facoltà: potente è il Signore di arricchire le anime per molte vie, e condurle a queste mansioni, e non per la scorciatoia di cui ho detto.
Ma badate bene, figlie, che è necessario che il baco muoia, e questa volta più a spese vostre; perché là ad aiutare molto a morire è il vedersi in una vita così nuova: qui invece è necessario che, vivendo ancora in questa, lo uccidiamo noi stesse. Vi confesso che costerà molto più fatica, ma anche il suo prezzo sarà più grande; e così sarà maggiore la ricompensa se ne uscirete vittoriose: ma che sia possibile non c’è da dubitare, purché sia veramente unione con la volontà di Dio.
Questa è l’unione che tutta la vita ho desiderato; questa è quella che chiedo sempre al nostro Signore, e quella più chiara e sicura. Ma ahimè, quanto poche dobbiamo essere ad arrivarci! Eppure a chi si guarda dall’offendere il Signore ed è entrata in religione può sembrare di avere già fatto tutto.
Oh, restano certi bachi che non si fanno capire, finché, come quello che rose l’edera di Giona, non ci hanno roso le virtù con un amor proprio, una propria stima, un giudicare il prossimo, anche se in poche cose, una mancanza di carità verso di loro, non amandoli come noi stesse: perché, pur adempiendo a trascinoni l’obbligo per non peccare, siamo ben lontane da quello che deve essere, per stare del tutto unite alla volontà di Dio.
Cosa pensate, figlie, che sia la sua volontà? Che siamo del tutto perfette, per essere una cosa sola con Lui e col Padre, come Sua Maestà chiese. Guardate quanto ci manca per arrivare a questo. Vi dico che lo sto scrivendo con molta pena nel vedermi così lontana, e tutto per colpa mia; perché il Signore non ha bisogno di farci grandi doni per questo, basta quello che ci ha già dato dandoci suo Figlio, perché ci insegnasse il cammino.
Non pensate che la cosa stia nel conformarmi tanto alla volontà di Dio, se muore mio padre o mio fratello, da non sentirlo; e se ci sono travagli e malattie, sopportarli con contentezza. È buona cosa, e a volte consiste solo in discrezione, perché non possiamo fare altro, e facciamo della necessità virtù: quante di queste cose facevano i filosofi, o se non proprio queste, altre che vengono da avere molto sapere.
Qui invece sono solo queste due che ci chiede il Signore, l’amore di Sua Maestà e del prossimo: è su questo che dobbiamo lavorare; osservandole con perfezione facciamo la sua volontà, e così saremo unite a Lui. Ma quanto siamo lontane dal fare come dovremmo, verso un Dio così grande, queste due cose, come ho detto. Voglia Sua Maestà darci la grazia di meritare di arrivare a questo stato, che è nelle nostre mani, se lo vogliamo.
Il segno più sicuro che, mi pare, ci sia per capire se osserviamo queste due cose, è osservare bene quella dell’amore del prossimo: perché se amiamo Dio non si può sapere con certezza, anche se ci sono grandi indizi per capire che lo amiamo, ma l’amore del prossimo sì, quello sì. E siatene certe: quanto più vi vedrete progredite in questo, tanto più lo sarete nell’amore di Dio; perché è così grande quello che Sua Maestà ci porta, che in pagamento di quello che abbiamo per il prossimo farà crescere quello che abbiamo per Lui in mille modi: di questo io non posso dubitare.
Ci importa molto camminare con grande attenzione in questo, perché se lo facciamo con molta perfezione, abbiamo fatto tutto; perché credo che, essendo così cattiva la nostra natura, se non nasce dalla radice dell’amore di Dio, non arriveremo ad avere con perfezione quello del prossimo.
Dunque, visto che questo ci importa tanto, sorelle, procuriamo di capirci anche nelle cose piccole, e di non badare a certe grandi risoluzioni che vengono tutte insieme nell’orazione, di sembrarci che faremo e otterremo per il prossimo, magari per la salvezza di una sola anima; perché se poi non vengono le opere conformi a questo, non c’è motivo di credere che lo faremo davvero. Lo stesso dico dell’umiltà, e di tutte le virtù.
Sono grandi gli stratagemmi del demonio, che pur di farci credere di avere una virtù senza averla, darà mille giri all’inferno. E ha ragione, perché è molto dannoso: queste virtù finte non vengono mai senza un po’ di vanagloria, essendo di tale radice; mentre quelle che dà Dio sono libere sia dalla vanagloria che dalla superbia.
Mi diverte qualche volta vedere certe anime che, quando sono in orazione, pare vorrebbero essere umiliate e pubblicamente affrontate per Dio, e poi nasconderebbero una piccola mancanza se potessero: o se non l’hanno commessa e gliela attribuiscono, Dio ce ne liberi.
Si guardi bene chi non sopporta questo, per non fare affidamento su quello che da sola ha deciso, a suo parere, perché in realtà non fu una determinazione della volontà (quando questa c’è veramente, è un’altra cosa), ma qualche immaginazione, nella quale il demonio fa i suoi salti e i suoi inganni; e a donne, o a gente senza studi, potrà farne molti, perché non sappiamo capire le differenze tra le facoltà e l’immaginazione, e mille altre cose interiori che ci sono.
Oh sorelle, come si vede chiaramente dove sta davvero l’amore del prossimo, in alcune di voi, e dove non c’è con questa perfezione! Se capiste quanto ci importa questa virtù, non avreste altro studio.
Quando vedo anime molto diligenti nel capire l’orazione che hanno, e tutte rannicchiate su se stesse quando vi si trovano, che pare non osino muoversi, né smuovere il pensiero, per paura che gli sfugga un pochino del gusto e della devozione che hanno avuto, mi nasce dentro il vedere quanto poco capiscano del cammino per cui si raggiunge l’unione, e pensano che lì stia tutto l’affare.
No, sorelle, no: il Signore vuole opere; se vedi un’inferma a cui puoi dare un sollievo, non ti importi nulla di perdere quella devozione, e abbi compassione di lei, e se ha qualche dolore che ti faccia male anche a te, e se fosse necessario digiuna tu, perché lei possa mangiare: non tanto per lei, quanto perché sai che il tuo Signore vuole quello. Questa è la vera unione con la sua volontà.
E se vedi lodare molto una persona, rallegrati molto di più di quanto ti rallegreresti se lodassero te: questo in verità è facile, perché se c’è umiltà, piuttosto si proverà pena nel vedersi lodare. Ma questa gioia che si riconoscano le virtù delle sorelle è una gran cosa; e quando vedremo qualche mancanza in qualcuna, sentirla come se fosse nostra, e coprirla.
Ne ho detto molto in altre parti, perché vedo, sorelle, che se ci fosse una crepa in questo, siamo perdute. Voglia il Signore che non ce ne sia mai; perché, finché questa crepa non c’è, io vi dico che non mancherete di raggiungere da Sua Maestà l’unione di cui ho detto.
Quando vi troverete mancanti in questo, anche se avete devozione e doni, e vi sembri di esserci già arrivate, e qualche piccola sospensione nell’orazione di quiete, che ad alcune subito pare che sia tutto fatto, credetemi, non siete arrivate all’unione; e chiedete al nostro Signore di darvi con perfezione questo amore del prossimo, e lasciate fare a Sua Maestà, che Lui vi darà più di quanto sapreste desiderare, mentre voi vi sforzate e procurate in tutto quello che potete verso questo: forzare la vostra volontà perché in tutto si faccia quella delle sorelle, anche se perdete il vostro diritto, e dimenticare il vostro bene per il loro, per quanto la natura vi faccia resistenza; e procurare di prendervi un travaglio, per toglierlo al prossimo, quando se ne presenti l’occasione.
Non pensate che non debba costarvi qualcosa, e che ve lo dobbiate trovare già fatto. Guardate quanto costò al nostro Sposo l’amore che ci portò: per liberarci dalla morte, morì una morte tanto penosa quanto la morte di croce.