Mi pare che siate curiose di vedere cosa fa questa colombina, e dove si posa, visto che è ormai chiaro che non è nei gusti spirituali, né nei contenti della terra: più alto è il suo volo, e non posso soddisfare questo desiderio fino all’ultima mansione: voglia Dio che me ne ricordi, o che abbia modo di scriverlo, perché sono passati quasi cinque mesi da quando ho cominciato fino a ora, e siccome la testa non è in condizione di tornare a rileggerlo, tutto dev’essere un po’ disordinato, e forse ho detto alcune cose due volte. Ma, essendo per le mie sorelle, poco importa.
Voglio ancora dichiararvi meglio quello che mi pare sia questa orazione di unione: secondo il mio ingegno, metterò un paragone. Dopo diremo di più di questa farfallina che non si ferma mai, anche se dà sempre frutto, facendo bene a sé e ad altre anime, perché non trova in sé un vero riposo.
Avrete già sentito molte volte che Dio si sposa con le anime spiritualmente; benedetta sia la sua misericordia, che tanto vuole umiliarsi! E anche se è un paragone grossolano, non ne trovo un altro che possa meglio far capire quello che intendo, del sacramento del matrimonio.
Perché, pur essendo in modo diverso (in quello di cui trattiamo non c’è mai nulla che non sia spirituale: questo corporeo resta molto lontano, e i contenti spirituali che dà il Signore, e i gusti che devono avere quelli che si sposano, vanno mille leghe l’uno dall’altro), perché tutto è amore con amore, e le sue operazioni sono purissime, e così delicatissime e dolci che non si sa come dirle; ma il Signore sa farle sentire molto bene.
Mi pare che l’unione non arrivi ancora allo sposalizio spirituale, ma sia come qui da noi, quando due si devono sposare: si trattano per vedere se sono adatti l’uno all’altro, e che entrambi lo vogliano, e si vedano, perché più si soddisfino a vicenda.
Così qui, presupposto che l’accordo sia già fatto, e che quest’anima sia ben informata di quanto le convenga, e decisa a fare in tutto la volontà del suo Sposo, in tutti i modi in cui vede che gli darà soddisfazione, e Sua Maestà, che ben capirà se è così, ne è soddisfatto, e così fa questa misericordia: vuole che lo capisca di più, e che (come si dice) si vedano, e unirla a Sé.
Possiamo dire che è proprio così, perché avviene in brevissimo tempo. Lì non c’è altro dare e prendere, se non un vedere l’anima, in modo segreto, chi sia questo sposo che deve prendere; perché attraverso i sensi e le facoltà non potrebbe in nessun modo capire in mille anni quello che qui capisce in brevissimo tempo: ma essendo tale lo Sposo, da quella sola vista la lascia più degna che si vengano a dare la mano, come si dice; perché l’anima resta così innamorata, che fa da parte sua quanto può, perché questo sposalizio divino non si guasti.
Ma se quest’anima si trascura, e mette il suo affetto in qualcosa che non sia Lui, perde tutto, ed è una perdita grandissima quanto le grazie che le sta facendo, e molto maggiore di quanto si possa dire. Perciò, anime cristiane, a quelle che il Signore ha portato a questi termini, per Lui vi prego di non trascurarvi, ma di allontanarvi dalle occasioni, perché anche in questo stato l’anima non è ancora così forte da potervisi mettere, come lo è dopo che lo sposalizio è fatto (che è nella mansione di cui diremo dopo questa), perché la comunicazione non fu altro che una vista, come si dice, e il demonio starà con grande cura a combatterla, e a distogliere questo sposalizio; più avanti, quando ormai la vede del tutto arresa allo Sposo, non osa tanto, perché la teme; e ha esperienza che, se qualche volta lo fa, ne esce con grande perdita, e lei con più guadagno.
Vi dico, figlie, che ho conosciuto persone molto elevate, arrivate a questo stato, e con la grande sottigliezza e astuzia del demonio, tornare a essere conquistate da lui, perché per farlo deve unirsi tutto l’inferno; perché, come dico spesso, non perdono una sola anima, ma una grande moltitudine.
Lui ne ha già esperienza in questo caso; perché se guardiamo la moltitudine di anime che per mezzo di una sola Dio porta a sé, è motivo di lodarlo molto: le migliaia che convertivano i martiri! Una fanciulla come santa Orsola! E quante ne avrà perse il demonio per san Domenico e san Francesco e altri fondatori di Ordini, e quante ne perde ora per il padre Ignazio, che fondò la Compagnia, visto che tutti costoro, è chiaro, come lo leggiamo, ricevevano grazie simili da Dio! Cos’è stato questo, se non che si sono sforzati di non perdere, per colpa loro, uno sposalizio così divino?
Oh figlie mie, come è pronto questo Signore a farci grazia ora come allora, e per certi versi anche più bisognoso che vogliamo riceverle, perché ci sono pochi che si curino del suo onore, come ce n’erano allora! Ci amiamo troppo noi stesse; c’è molta prudenza nel non perdere i nostri diritti. Oh che grande inganno! Il Signore ci dia luce, per sua misericordia, per non cadere in simili tenebre.
Potreste chiedermi, o restare nel dubbio, su due cose. La prima: se l’anima è così disposta secondo la volontà di Dio come ho detto, come può ingannarsi, visto che in tutto non vuole fare la propria? La seconda: per quali vie può entrare il demonio così pericolosamente, che la vostra anima si perda, essendo così lontane dal mondo, così vicine ai Sacramenti, e in compagnia (possiamo dire) di angeli, visto che, per la bontà del Signore, tutte non portano altri desideri se non quello di servirlo e piacergli in tutto; mentre per chi è immerso nelle occasioni del mondo, non ci sarebbe da stupirsi.
Io dico che in questo avete ragione, che Dio ci ha fatto una grande misericordia; ma quando vedo, come ho detto, che Giuda stava in compagnia degli Apostoli, e trattava sempre con lo stesso Dio, e ascoltava le sue parole, capisco che non c’è sicurezza in questo.
Rispondendo alla prima: dico che se quest’anima restasse sempre attaccata alla volontà di Dio, è chiaro che non si perderebbe; ma il demonio viene con grandi sottigliezze, e sotto l’apparenza del bene, la va sconnettendo in piccole cose, e la introduce in alcune che lui le fa credere non siano cattive, e poco a poco oscura l’intelletto, e intiepidisce la volontà, e fa crescere in lei l’amor proprio, finché, da una cosa all’altra, la va allontanando dalla volontà di Dio, e avvicinandola alla propria.
Da qui resta risposta anche la seconda: perché non c’è clausura tanto chiusa dove lui non possa entrare, né deserto così remoto dove non vada.
E vi dico ancora un’altra cosa: forse il Signore lo permette per vedere come si comporta quell’anima a cui vuole dare il compito di fare luce ad altre, perché è meglio che, se deve essere malvagia, lo sia agli inizi, piuttosto che quando potrebbe danneggiarne molte.
La diligenza che a me pare più sicura (oltre a chiedere sempre a Dio nell’orazione che ci tenga per mano, e pensare continuamente che, se Lui ci lasciasse, saremmo subito nel profondo, com’è vero, e mai sentirci sicure di noi stesse, perché sarebbe una follia esserlo) è camminare con particolare cura e attenzione, guardando come procediamo nelle virtù: se miglioriamo o diminuiamo in qualcosa, specialmente nell’amore reciproco, e nel desiderio di essere tenute per le ultime, e nelle cose ordinarie; perché se vi badiamo, e chiediamo al Signore che ci dia luce, vedremo subito il guadagno o la perdita.
Non pensiate che un’anima a cui Dio arriva a tanto, la lasci così in fretta dalla sua mano, da non dare al demonio parecchio da lavorare; e Sua Maestà sente così tanto il rischio di perderla, che le dà mille avvisi interiori in molti modi: così che il danno non potrà restarle nascosto.
Insomma, sia questa la conclusione: che procuriamo sempre di andare avanti, e se questo non c’è, camminiamo con grande timore, perché senza dubbio il demonio ci vuole fare qualche agguato; perché non è possibile che, essendo arrivate a tanto, l’anima smetta di crescere, perché l’amore non sta mai ozioso; e così sarebbe un segno molto cattivo. Perché un’anima che ha aspirato a essere sposa dello stesso Dio, e ha già trattato con Sua Maestà, ed è arrivata ai termini che ho detto, non deve mettersi a dormire.
E perché vediate, figlie, cosa fa con quelle che ormai tiene per spose, cominciamo a trattare delle seste mansioni, e vedrete come è poco tutto quello che potremmo servire e patire e fare per disporci a grazie così grandi: può darsi che il nostro Signore abbia ordinato che mi comandassero di scriverlo, perché, tenendo gli occhi fissi sul premio, e vedendo quanto sia senza misura la sua misericordia (visto che con dei vermi vuole comunicarsi e mostrarsi così), dimentichiamo i nostri piccoli contenti di terra, e, con gli occhi fissi sulla sua grandezza, corriamo infiammate nel suo amore.
Voglia Lui che io riesca a dichiarare qualcosa di cose così difficili; perché se Sua Maestà e lo Spirito Santo non muovono la penna, so bene che sarà impossibile; e se non dev’essere per vostro profitto, lo supplico di non farmi riuscire a dire nulla, perché Sua Maestà sa che non ho altro desiderio, per quanto posso capire di me stessa, se non che sia lodato il suo nome, e che ci sforziamo di servire un Signore che paga così bene anche qui in terra, per cui possiamo capire qualcosa di quello che ci darà in cielo, senza gli intervalli, i travagli e i pericoli che ci sono in questo mare di tempeste; perché, se non fosse per il rischio di perderlo e offenderlo, sarebbe un riposo che la vita non finisse fino alla fine del mondo, pur di lavorare per un Dio, Signore e Sposo così grande.
Voglia Sua Maestà che meritiamo di rendergli qualche servizio, senza tante mancanze come sempre abbiamo, anche nelle opere buone. Amen.