Veniamo dunque, con l’aiuto dello Spirito Santo, a parlare delle seste mansioni, dove l’anima resta ormai ferita dall’amore dello Sposo, e cerca più occasioni di stare sola, e di togliere tutto quello che può, secondo il suo stato, che possa ostacolarle questa solitudine. Quella vista le resta così scolpita nell’anima, che tutto il suo desiderio è tornare a goderne.
Ho già detto che in questa orazione non si vede nulla che si possa dire di vedere, né con l’immaginazione, dico “vista” per il paragone che ho fatto. L’anima resta ormai ben decisa a non prendere altro sposo, ma lo Sposo non bada ai grandi desideri che lei ha che si faccia già lo sposalizio: vuole anzi che lo desideri di più, e che le costi qualcosa, perché è il maggiore dei beni. E anche se tutto è poco per un guadagno così grande, vi dico, figlie, che non si può fare a meno del segno e della prova che già si ha di esso, per poterlo sopportare. Oh, Dio mi aiuti, cosa sono i travagli interiori ed esteriori che patisce, finché non entra nella settima mansione!
A volte ci penso, e temo che, se si capissero prima, sarebbe difficilissimo per la debolezza naturale decidersi a soffrirli, o decidersi ad affrontarli, per quanti beni le si mostrassero, a meno che non fosse già arrivata alla settima mansione, dove ormai non si teme più nulla, in modo che l’anima non si getti con decisione a soffrirli per Dio. E la ragione è che sta quasi sempre così vicina a Sua Maestà, che da lì le viene la fortezza.
Credo sarà bene raccontarvi alcuni di quelli che so con certezza che si patiscono. Forse non tutte le anime sono condotte per questa via, anche se dubito molto che vivano libere da travagli della terra, in un modo o nell’altro, le anime che a tempi godono così davvero delle cose del cielo. Anche se non avevo intenzione di trattare di questo, ho pensato che a qualche anima che vi si trovi sarà di gran conforto sapere cosa passa in quelle a cui Dio fa grazie simili, perché davvero allora pare che tutto sia perduto. Non seguirò un ordine su come accadono, ma come mi verranno in mente.
Voglio cominciare dai più piccoli, che sono le grida delle persone con cui si ha a che fare, e anche di quelle con cui non si ha, ma a cui, per qualcosa successo nella sua vita, è parso di potersi ricordare di lei: che si fa santa, che fa eccessi per ingannare il mondo e per far apparire cattivi gli altri, che sono migliori cristiani senza queste cerimonie; e va notato che non ce n’è nessuna, solo il cercare di osservare bene il proprio stato. Quelli che teneva per amici si allontanano da lei, e sono quelli che le danno il boccone peggiore (ed è una delle cose che più si sentono): che quell’anima è perduta e notevolmente ingannata, che sono cose del demonio, che finirà come quella e quell’altra persona che si è persa, occasione perché cada la virtù, che tiene ingannati i confessori: andare da loro a dirglielo, portando esempi di cosa accadde ad alcuni che si persero per questa via, e mille modi di beffe e di detti del genere.
So di una persona che ebbe parecchia paura che non ci sarebbe stato più nessuno a volerla confessare, viste come andavano le cose: sono tante, non c’è bisogno che mi dilunghi. E il peggio è che non passano in fretta, ma durano tutta la vita, con la gente che si avvisa a vicenda di guardarsi dal trattare con persone simili.
Mi direte che c’è anche chi parla bene. Oh figlie, quanto poche sono a credere a quel bene, a confronto dei molti che lo detestano! Tanto più che questo è un travaglio ancora maggiore degli altri, perché come l’anima vede chiaro che, se ha qualche bene, è dato da Dio, e in nessun modo è suo (visto che poco prima si vide molto povera e immersa in grandi peccati), le è un tormento intollerabile, almeno all’inizio, perché poi non tanto, per alcune ragioni.
La prima, perché l’esperienza le fa vedere chiaramente che tanto in fretta si parla bene quanto male di lei, e così non fa più caso all’uno che all’altro. La seconda, perché il Signore le ha dato più luce sul fatto che nessuna cosa buona è sua, ma data da Sua Maestà, e, come se la vedesse in terza persona, dimenticata, senza averci nessuna parte, torna a lodare Dio. La terza: se ha visto alcune anime trarre profitto dal vedere le grazie che Dio le fa, pensa che Sua Maestà abbia preso questa via perché la tenessero per buona, pur non essendolo, affinché a loro venisse del bene. La quarta, perché tiene più davanti l’onore e la gloria di Dio che il proprio: le si toglie una tentazione che viene all’inizio, che queste lodi debbano servire a distruggerla, come ha visto succedere ad alcune, e le importa poco di essere disonorata, pur di far sì che almeno una volta Dio sia lodato per mezzo suo: dopo, venga quel che venga.
Queste ragioni e altre placano la gran pena che danno queste lodi, anche se quasi sempre se ne sente qualcuna, a meno che non se ne accorga affatto; ma senza paragone è un travaglio maggiore vedersi così, tenuta pubblicamente per buona a torto, che non i detti contrari: e quando arriva a non curarsene più molto, molto meno ancora si cura dell’altro, anzi se ne rallegra, e le è come una musica molto dolce.
Questo è gran verità, e piuttosto fortifica l’anima che la intimorisce; perché l’esperienza ormai le ha insegnato il gran guadagno che le viene per questa via, e le pare che non offendano Dio quelli che la perseguitano, anzi che Sua Maestà lo permetta per suo grande guadagno; e sentendolo chiaramente, prende per loro un amore particolare, molto tenero, perché le pare che siano più amici, e che le facciano guadagnare di più di quelli che parlano bene.
Il Signore suole anche dare malattie grandissime. Questo è un travaglio molto maggiore, specialmente quando sono dolori acuti, che se sono forti mi pare il più grande che ci sia sulla terra, dico esteriore, per quanti altri se ne vogliano aggiungere, se è tra i dolori molto forti: perché scompongono l’interiore e l’esteriore, in modo tale che stringono un’anima che non sa più cosa fare di sé; e di buonissima voglia prenderebbe subito qualsiasi martirio, piuttosto che questi dolori; anche se nell’estremo più grande non durano tanto, perché alla fine Dio non dà più di quanto si possa sopportare, e Sua Maestà dà prima la pazienza; oltre a questi, ce ne sono altri grandi, ordinari, e malattie di molti tipi.
Conosco una persona a cui, da quando il Signore cominciò a farle questa grazia di cui ho detto, che sono ormai quarant’anni, non può dire con verità di essere stata un solo giorno senza dolori, e altri modi di patire: parlo della mancanza di salute corporale, senza contare altri grandi travagli. È vero che era stata molto malvagia, e in confronto all’inferno che meritava, tutto questo le sembra poco.
Altre che non abbiano offeso tanto il nostro Signore, le condurrà per un’altra via; ma io sceglierei sempre quella del patire, non fosse altro che per imitare nostro Signore Gesù Cristo, anche se non ci fosse altro guadagno, tanto più che ce ne sono sempre molti.
Ebbene, se trattiamo degli interiori, questi altri sembrerebbero piccoli, se questi si riuscissero a dire; ma è impossibile far capire come avvengono davvero.
Cominciamo dal tormento che dà imbattersi in un confessore così prudente e poco esperto, che non ha nulla per cui si senta sicuro: teme tutto, dubita di tutto, vedendo cose non ordinarie. Specialmente se nell’anima che le ha vede qualche imperfezione (perché a loro pare che debbano essere angeli coloro a cui Dio fa queste grazie, cosa impossibile finché si sta in questo corpo), allora tutto è subito condannato, o demonio, o malinconia.
E di questo il mondo è così pieno, che non mi stupisco, visto quanto ce n’è ora nel mondo, e quanti mali fa il demonio per questa via, che i confessori hanno molta ragione a temerlo e a guardarlo molto bene. Ma la povera anima che va in giro con la stessa paura, e va dal confessore come da un giudice, e quello la condanna, non può fare a meno di ricevere un tormento e un turbamento così grande, che solo chi ci è passata potrà capire quanto grande sia questo travaglio.
Perché questo è un altro dei grandi travagli che patiscono queste anime, specialmente se sono state malvagie: pensare che, per i propri peccati, Dio debba permettere che siano ingannate; e anche se, quando Sua Maestà fa loro la grazia, sono sicure, e non possono credere che sia altro spirito se non di Dio, poiché è cosa che passa in fretta, mentre il ricordo dei peccati resta sempre, e vede in sé delle mancanze (che non mancano mai), subito arriva questo tormento.
Quando il confessore la rassicura si placa, anche se torna; ma quando lui invece la aiuta con più paura, è cosa quasi insopportabile, specialmente quando dopo questo vengono certe aridità, per cui non sembra che si sia mai ricordata di Dio, né che se ne debba ricordare, e quando sente parlare di Sua Maestà è come se sentisse parlare di una persona di cui ha solo sentito dire, da lontano.
Tutto questo non è nulla, se non arriva anche il pensiero di non saper informare bene i confessori, e di tenerli ingannati; e per quanto ci pensi, e veda che non c’è primo moto che non dica loro, non le serve a nulla: l’intelletto resta così oscurato, che non è capace di vedere la verità, ma crede a quello che l’immaginazione le rappresenta, perché allora è lei la padrona, insieme agli spropositi che il demonio le vuole rappresentare, a cui il nostro Signore deve dare licenza perché la metta alla prova, e persino perché le faccia credere di essere riprovata da Dio; perché sono molte le cose che la combattono con una stretta interiore così sensibile e intollerabile, che non so a cosa possa paragonarla, se non a chi soffre nell’inferno: perché in questa tempesta non si ammette alcun conforto.
Se cercano conforto presso il confessore, pare che i demoni siano accorsi anche da lui, perché la tormenti di più: e così, trattando uno con un’anima che era in questo tormento, dopo che fu passato (che pare una stretta pericolosa, per essere tante cose insieme), le disse di avvisarlo quando fosse stata così; ed era sempre peggio, tanto che lui arrivò a capire che non stava più nelle sue mani.
E se vuole prendere in mano un libro in volgare, a una persona che sapeva ben leggere capitava di non capirne più di quanto avrebbe capito senza saper leggere, perché l’intelletto non ne era capace.
Insomma, non c’è alcun rimedio in questa tempesta, se non attendere la misericordia di Dio, che all’improvviso, con una sola sua parola, o un’occasione capitata per caso, toglie tutto così in fretta, che pare non ci sia mai stata nuvola in quell’anima, tanto resta piena di sole e di molto più conforto.
E come chi è scampato da una battaglia pericolosa avendone ottenuto la vittoria, resta a lodare il nostro Signore, che fu Lui a combattere per la vittoria; perché conosce molto chiaramente che lei non ha combattuto, perché tutte le armi con cui avrebbe potuto difendersi le pare di vederle in mano al suo avversario; e così conosce chiaramente la propria miseria, e quanto poco possiamo da noi stesse, se il Signore ci abbandonasse.
Pare che ormai non abbia più bisogno di rifletterci per capire questo, perché l’esperienza di esserci passata, essendosi vista del tutto incapace, le faceva capire il nostro nulla, e quanto miserabile cosa siamo; perché la grazia (anche se non deve esserne priva, visto che con tutta questa tempesta non offende Dio, né lo offenderebbe per nulla al mondo) resta così nascosta, che non le pare di vedere nemmeno una piccolissima scintilla di avere amore di Dio, né di averlo mai avuto; perché se ha fatto qualche bene, o Sua Maestà le ha fatto qualche grazia, tutto le pare cosa sognata, e che fosse solo immaginazione: i peccati invece vede con certezza di averli commessi.
Oh Gesù, cos’è vedere un’anima abbandonata in questo modo; e, come ho detto, quanto poco le giova qualsiasi conforto della terra! Perciò non pensate, sorelle, se qualche volta vi vedrete così, che i ricchi, e quelli che stanno in piena libertà, abbiano per questi momenti un rimedio migliore. No, no: mi pare che sia come se ai dannati mettessero davanti tutti i piaceri che ci sono al mondo; non basterebbero a dar loro sollievo, anzi accrescerebbero il tormento: così viene da lassù, e qui non valgono nulla le cose della terra. Questo grande Dio vuole che conosciamo un re, e le nostre miserie: e questo importa molto per quello che viene dopo.
Cosa farà dunque questa povera anima, quando le dura così per molti giorni? Perché se prega, è come se non pregasse; per la sua consolazione, dico, perché non se ne ammette nell’interiore, e non capisce nemmeno lei stessa quello che prega, anche se è vocale; perché per l’orazione mentale non è in nessun modo questo il momento, perché le facoltà non sono in grado.
Anzi, la solitudine le fa ancora più male, tanto che è un altro tormento a sé il non stare con nessuno, né che le si parli; e così, per quanto si sforzi, va in giro con un’acredine e una cattiva disposizione esteriore molto evidente. È vero che saprà dire cosa ha? È indicibile, perché sono strette e pene spirituali a cui non si sa dare un nome.
Il miglior rimedio (non dico perché sparisca, perché io non lo trovo, ma perché si possa sopportare) è occuparsi in opere di carità, esteriori, e sperare nella misericordia di Dio, che non manca mai a chi spera in Lui. Sia per sempre benedetto, amen.