Dio ha un altro modo di risvegliare l’anima; e anche se in qualche modo pare una grazia maggiore delle già dette, può essere più pericolosa, e per questo mi fermerò un poco su di essa: sono certe locuzioni con l’anima, di molti tipi: alcune paiono venire da fuori, altre dal più interiore dell’anima, altre dalla sua parte superiore, altre così interiori che si sentono con le orecchie, perché pare sia una voce formata.
Qualche volta, e spesso, può essere immaginazione, specialmente in persone di debole immaginazione o malinconiche, dico di malinconia notevole: di questi due tipi di persone non c’è da tener conto, mi pare, anche se dicono di vedere, sentire e capire; né bisogna inquietarle dicendo che è il demonio, ma ascoltarle come persone malate, dicendo alla priora o al confessore a cui ne parlassero di non farci caso, perché non è la sostanza per servire Dio; e che il demonio ha ingannato molti per questa via, anche se forse non lo si dirà così direttamente a lei, per non affliggerla, ma la si tratterà secondo il suo umore. Perché se le dicono che è malinconia, non la smetterà mai, perché giurerà di vederlo e sentirlo, perché così le pare. È vero che bisogna aver cura di toglierle l’orazione, e il più possibile fare in modo che non ci badi; perché il demonio suole approfittare di queste anime così malate, se non per danneggiare loro, per danneggiare altri; e sia nelle malate che nelle sane, c’è sempre da temere di queste cose, finché non si arriva a capire lo spirito.
E dico che è sempre meglio, all’inizio, disfarsene; perché se è da Dio, è di maggior aiuto per andare avanti, e anzi cresce quando è messo alla prova. Questo è così, ma non si deve fare stringendo troppo l’anima e inquietandola, perché davvero lei non può fare di più.
Tornando dunque a quello che dicevo delle locuzioni con l’anima: in tutti i modi che ho detto, possono venire da Dio, e anche dal demonio e dalla propria immaginazione. Dirò, se ci riesco, con l’aiuto del Signore, i segni che ci sono in queste differenze, e quando queste locuzioni saranno pericolose; perché ci sono molte anime che le vivono, tra la gente di orazione, e vorrei, sorelle, che non pensaste di fare male a non dar loro credito, né a dargliene, quando sono solo per voi stesse, come regalo, o avviso delle vostre mancanze: le dica chi le dica, o sia immaginazione, poco importa.
Di una cosa vi avviso: non pensate che, anche se fossero da Dio, per questo sarete migliori, perché Lui parlò parecchio anche ai farisei, e tutto il bene sta in come si approfitta di queste parole; e nessuna di esse, che non vada molto d’accordo con la Scrittura, fateci più caso di quanto ne fareste se la sentiste dal demonio stesso; perché, anche se vengono dalla vostra debole immaginazione, bisogna prenderle come una tentazione in materia di fede, e così resistere sempre, perché se ne vadano: e se ne andranno, perché portano con sé poca forza.
Tornando al punto di prima: che venga dall’interiore, dalla parte superiore, o dall’esteriore, non conta nulla per essere o no da Dio. I segni più certi che si possono avere, mi pare, sono questi.
Il primo e più vero è il potere e il dominio che portano con sé, sia nel parlare che nell’operare. Mi spiego meglio. Un’anima si trova in tutta la tribolazione e il turbamento interiore di cui ho detto, e nell’oscurità dell’intelletto e nell’aridità: con una sola di queste parole, che dica soltanto “Non avere pena”, resta tranquilla, senza alcuna pena, e con grande luce, tolta tutta quella sofferenza; mentre le pareva che tutto il mondo e tutti i dotti riuniti a darle ragioni perché non la provasse, per quanto si fossero sforzati, non avrebbero potuto toglierle quell’afflizione.
È afflitta perché il suo confessore, e altri, le hanno detto che quello che ha è spirito del demonio, ed è piena di paura; e con una sola parola che le si dica: “Sono io, non avere paura”, le passa del tutto, e resta consolatissima, parendole che nessuno basterebbe a farle credere altro. È con molta pena per alcuni affari gravi, di cui non sa come andranno a finire; capisce che si calmi, che tutto andrà bene; resta con certezza, e senza pena. E così molte altre cose.
Il secondo segno è una gran quiete che resta nell’anima, e un raccoglimento devoto e pacifico, disposto alle lodi di Dio. Oh Signore! Se una parola mandata a dire da un vostro paggio (perché, a quanto si dice, almeno queste, in questa mansione, non le dice lo stesso Signore, ma qualche angelo) ha tanta forza, come la lascerete nell’anima che è legata per amore con Voi, e Voi con lei?
Il terzo segno è che queste parole non si cancellano dalla memoria per moltissimo tempo, e alcune mai, a differenza di quelle che qui intendiamo noi; dico quelle che sentiamo dagli uomini, che, pur essendo di persone gravi e dotte, non le teniamo così scolpite nella memoria, né le crediamo, se riguardano cose future, come crediamo queste: ne resta infatti una certezza grandissima, in modo tale che (anche se a volte, in cose che sembrano molto impossibili, non manca di venirle qualche dubbio se accadrà o no, e l’intelletto va con qualche vacillazione) nella stessa anima c’è una sicurezza che non si può piegare; anche se le pare che tutto vada al contrario di quello che aveva capito, e passano gli anni, non le si toglie quel pensiero, che Dio troverà altre vie che gli uomini non capiscono, ma che alla fine si deve fare, e infatti si fa.
Anche se, come dico, non per questo smette di soffrire quando vede molti ostacoli, perché, essendo passato del tempo da quando lo capì, e le operazioni e la certezza che al momento confermavano che era Dio essendo ormai passate, trovano spazio questi dubbi, pensando se fosse stato il demonio, se fosse stata immaginazione: ma nessuno di questi le resta al presente, perché morirebbe per quella verità.
Ma, come dico, con tutte queste fantasie che il demonio deve mettere per dare pena e intimorire l’anima, specialmente se si tratta di un affare da cui, nel compiersi di quanto fu capito, devono venire molti beni alle anime, e sono opere per il grande onore e servizio di Dio, e in esse c’è grande difficoltà, cosa non farà? Almeno indebolisce la fede, che è già un gran danno: non credere che Dio sia potente abbastanza da compiere opere che il nostro intelletto non capisce.
Con tutti questi combattimenti, anche se ci fosse chi dicesse alla stessa persona che sono sciocchezze (dico i confessori con cui si trattano queste cose), e per quanti brutti avvenimenti ci fossero per far capire che non si possono compiere, resta una scintilla, non so dove, così viva nella certezza che accadrà, che anche se tutte le altre speranze fossero morte, non potrebbe, nemmeno volendo, impedire che quella scintilla di sicurezza restasse viva. E alla fine (come ho detto) si compie la parola del Signore, e l’anima resta così contenta e allegra, che non vorrebbe altro che lodare sempre Sua Maestà, e molto di più per vedere compiuto quello che le era stato detto, che per l’opera stessa, anche se in essa le va di mezzo moltissimo.
Non so da cosa venga questo: che l’anima tiene così tanto a che queste parole si rivelino vere, che se la stessa persona fosse colta in qualche menzogna, non credo che se ne curerebbe così tanto; come se lei in questo potesse qualcosa, mentre non dice altro che quello che le viene detto. Infinite volte una certa persona si ricordava del profeta Giona, a questo proposito, quando temeva che Ninive non sarebbe stata distrutta.
Insomma, essendo spirito di Dio, è giusto mantenergli questa fedeltà, desiderando di non tenerlo per falso, essendo Lui la somma verità. E così è grande l’allegria quando, dopo mille giri, e in cose difficilissime, lo vede compiuto; anche se alla stessa persona dovessero seguirne grandi travagli, preferisce patirli piuttosto che veder mancare il compiersi di quello che ha per certo abbia detto il Signore. Forse non tutte avranno questa debolezza, se lo è: io non posso condannarla come cattiva.
Se sono dell’immaginazione, non c’è nessuno di questi segni, né certezza, né pace e gusto interiore; tranne che potrebbe capitare (e so di alcune persone a cui è capitato), stando molto assorte nell’orazione di quiete e nel sonno spirituale, che alcune, di costituzione o immaginazione così debole, o non so per quale causa, davvero in questo grande raccoglimento stiano così fuori di sé da non sentirsi nell’esteriore, e abbiano tutti i sensi così assopiti, che come una persona che dorme (e forse è proprio così, che sono assopite), a modo di sogno pare loro che qualcuno parli loro, e anche se vedono cose e pensano che siano da Dio, e lasciano i loro effetti, in fondo sono come cose di sogno. E potrebbe anche darsi che, chiedendo qualcosa al nostro Signore con affetto, paia loro che Lui dica quello che vogliono sentirsi dire, e questo capita qualche volta. Ma chi ha molta esperienza delle locuzioni di Dio non potrà ingannarsi in questo con l’immaginazione, mi pare.
Del demonio c’è più da temere; ma se ci sono i segni già detti, si può essere molto sicuri che sia da Dio, anche se non al punto che, se la cosa che le viene detta è grave, e si deve mettere in pratica, sia per sé sia per affari di terze persone, debba mai fare nulla, né lasciare che le passi per il pensiero di farlo, senza il parere di un confessore dotto, avveduto e servo di Dio, per quanto più e più capisca, e le paia chiaro che venga da Dio. Perché questo vuole Sua Maestà, e non è un venir meno a quello che Lui comanda, visto che ci ha detto di tenere il confessore al suo posto, dove non si può dubitare che le parole siano sue; e queste aiutano a dare coraggio, se è un affare difficile, e il nostro Signore disporrà il confessore, e gli farà credere che è spirito suo, quando Lui lo vorrà; e se no, non si è più obbligate.
Fare altro da quanto ho detto, e che qualcuna segua il proprio parere in questo, lo ritengo cosa molto pericolosa; e così, sorelle, vi ammonisco da parte del nostro Signore, che non vi accada mai.
C’è un altro modo in cui il Signore parla all’anima, che io ritengo molto certo da parte sua, insieme a qualche visione intellettuale, di cui dirò più avanti come sia. È così nell’intimo dell’anima, e le pare così chiaro sentire quelle parole con gli orecchi dell’anima, dallo stesso Signore, e così in segreto, che lo stesso modo di capirle, insieme alle operazioni che produce la visione stessa, assicura e dà la certezza che il demonio non possa avervi alcuna parte.
Lascia grandi effetti per crederlo, almeno c’è la sicurezza che non proceda dall’immaginazione, e anche, con attenzione, la si può sempre riconoscere per queste ragioni.
La prima, perché dev’essere diversa nella chiarezza del parlare, che è così chiara, che se manca anche una sillaba di quanto capito, ce ne si ricorda, e se fu detta in uno stile o in un altro, anche se è tutta un’unica frase: mentre in quello che l’immaginazione si figura, il parlare non sarà così chiaro, né le parole così distinte, ma come cosa mezzo sognata.
La seconda, perché qui spesso non si stava pensando a quello che si è capito: dico che avviene all’improvviso, e a volte anche durante una conversazione, anche se spesso si risponde a quanto passa in fretta per il pensiero, o a quanto si era pensato prima; ma molte volte riguarda cose di cui non si era mai avuto notizia che dovessero essere, né che sarebbero state, e così l’immaginazione non avrebbe potuto fabbricarle, per ingannare l’anima facendole immaginare quello che non aveva desiderato, né voluto, né che fosse venuto a sua conoscenza.
La terza, perché l’una è come chi ascolta, mentre quella dell’immaginazione è come chi va componendo poco a poco quello che lui stesso vuole che gli si dica.
La quarta, perché le parole sono molto diverse, e con una sola si comprende molto, quello che il nostro intelletto non potrebbe comprendere così in fretta.
La quinta, perché insieme alle parole, molte volte, in un modo che io non saprò dire, si fa capire molto di più di quanto esse dicano, senza parole. Di questo modo di capire parlerò altrove, perché è cosa molto delicata, e da lodare il nostro Signore per essa; perché in questo modo e in queste differenze ci sono state persone molto in dubbio, specialmente una per cui è passato, e così ce ne saranno altre che non arrivavano a capirsene. E so che lo ha osservato con molta attenzione (perché sono state moltissime le volte che il Signore le ha fatto questa grazia), e il dubbio maggiore che aveva era su questo: se fosse immaginazione, all’inizio; perché che sia il demonio si può capire più in fretta: anche se le sue sottigliezze sono tante, che sa ben contraffare lo spirito di luce; ma sarà, mi pare, nelle parole: dirle molto chiare, in modo che non resti dubbio nemmeno su come furono capite, come fossero nello spirito di verità: ma non potrà contraffare gli effetti già detti, né lasciare quella pace nell’anima, né quella luce; anzi, inquietudine e scompiglio: può però fare poco danno, o nessuno, se l’anima è umile e fa quanto ho detto, di non muoversi a fare nulla per via di ciò che capisce.
Se sono favori e doni del Signore, guardi con attenzione se per essi si tiene per migliore, e se, quanto più grande è la parola di favore, non ne resta più confusa, creda che non è spirito di Dio; perché è cosa molto certa che, quando lo è, quanto più grande è la grazia che le fa, tanto meno l’anima si tiene in considerazione, e più si ricorda dei propri peccati, e più dimentica il proprio guadagno, e più impiega la sua volontà e memoria nel volere solo l’onore di Dio, senza ricordarsi del proprio profitto, e con più timore cammina di storcere in qualcosa la propria volontà, e con maggiore certezza di non aver mai meritato quelle grazie, ma l’inferno.
Finché tutte le cose e le grazie che avrà nell’orazione producono questi effetti, l’anima non vada spaventata, ma fiduciosa nella misericordia del Signore, che è fedele, e non lascerà che il demonio la inganni, anche se è sempre bene camminare con timore.
Potrà essere che a chi il Signore non conduce per questa via paia che queste anime potrebbero non ascoltare queste parole che vengono loro dette, e, se sono interiori, distrarsi in modo da non riceverle, e così camminerebbero senza questi pericoli. A questo rispondo che è impossibile: non parlo di quelle immaginate, perché con il non desiderare troppo qualcosa, né voler badare alle fantasie, hanno un rimedio. Qui invece nessuno; perché lo stesso spirito che parla fa fermare in tal modo tutti gli altri pensieri, e fa badare a quanto viene detto, che in qualche modo mi pare (e credo sia così) che sarebbe più possibile non capire una persona che parlasse a gran voce a un’altra che sentisse molto bene, perché questa potrebbe non fare attenzione, e mettere il pensiero e l’intelletto su un’altra cosa.
Ma in quello di cui trattiamo non si può fare: non ci sono orecchie da tappare, né modo di pensare ad altro che a quanto le viene detto, in nessun modo; perché Colui che poté fermare il sole (per la richiesta di Giosuè, credo fosse), può fermare le facoltà e tutto l’interiore, in modo che l’anima vede bene che un altro Signore, più grande di lei, governa quel Castello, e questo le produce molta devozione e umiltà; così che nell’evitarlo non c’è alcun rimedio.
Ce la dia la divina Maestà, perché teniamo gli occhi fissi solo nel contentarla, e ci dimentichiamo di noi stesse, come ho detto; amen. Voglia Lui che io sia riuscita a far capire quanto ho inteso dire con questo, e che sia di qualche aiuto per chi lo vivrà.