Il castello interiore, Teresa d'Ávila

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Seste mansioni

Capitolo 16

Con queste cose già dette dei travagli, e le altre, quale pace può avere la povera farfallina? Tutto serve a farle desiderare di più godere dello Sposo; e Sua Maestà, come chi conosce la nostra debolezza, la va abilitando con queste cose e molte altre, perché abbia il coraggio di unirsi a un Signore così grande, e prenderlo per Sposo.

Riderete che dica questo, e vi parrà uno sproposito; perché a ciascuna di voi parrà che non ce ne sia bisogno, e che non ci sia donna di condizione così bassa da non avere il coraggio di sposarsi con un re. Così lo credo io, quanto a quello della terra; ma quanto a quello del cielo, vi dico che ce ne vuole più di quanto pensate; perché la nostra natura è molto timida e bassa per una cosa così grande, e ritengo per certo che, se Dio non lo desse, con tutto quello che vedete ci convenga, sarebbe impossibile.

E così vedrete cosa fa Sua Maestà per concludere questo sposalizio, che io credo debba essere quando dà i rapimenti, che la tirano fuori dai sensi; perché se, stando in essi, si vedesse così vicina a questa grande Maestà, non sarebbe forse possibile restare in vita. Si intendano rapimenti veri, non le debolezze di donne che abbiamo qui tra noi, per cui tutto ci sembra rapimento ed estasi. E come credo di aver già detto, ci sono costituzioni così deboli che con una semplice orazione di quiete quasi muoiono.

Voglio esporre qui alcuni modi che ho capito, avendo trattato con tante persone spirituali, che ci sono di rapimenti, anche se non so se ci riuscirò, come in un’altra parte dove ne ho scritto. Questo e alcune delle cose che seguono, per certe ragioni è parso che non ci sia nulla di male a ripeterle, se non altro perché le mansioni stiano qui tutte insieme.

C’è un modo: stando l’anima, anche non in orazione, toccata da qualche parola di cui si ricorda o che sente su Dio, pare che Sua Maestà, dall’interiore dell’anima, faccia crescere quella scintilla di cui già dicemmo, mosso a pietà dall’averla vista patire così a lungo per il suo desiderio, cosicché, tutta bruciata come una fenice, resta rinnovata, e piamente si può credere che le siano perdonate le colpe. Si intende questo insieme alla disposizione e ai mezzi che quest’anima avrà avuto, come insegna la Chiesa. E così pura, Dio la unisce a Sé, senza che qui nessuno capisca nulla se non loro due, né la stessa anima lo capisce in modo da poterlo poi raccontare; anche se non è priva di sensi allo stesso modo di chi ha uno svenimento o un parossismo, nel quale non si capisce nulla, né dell’interiore né dell’esteriore.

Quello che io capisco in questo caso è che l’anima non è mai stata così sveglia per le cose di Dio, né con una luce così grande, e conoscenza di Sua Maestà. Sembrerà impossibile, perché se le facoltà sono così assorte che possiamo dire siano morte, e i sensi lo stesso, come si può capire che capisca questo segreto? Io non lo so, né forse lo sa nessuna creatura, se non lo stesso Creatore.

E molte altre cose avvengono in questo stato, dico in queste due mansioni, che questa e l’ultima si potrebbero ben unire, perché dall’una all’altra non c’è porta chiusa; ma poiché ci sono cose nell’ultima che non sono state manifestate a chi non vi è arrivato, mi è parso di dividerle.

Quando, stando l’anima in questa sospensione, il Signore ritiene bene di mostrarle alcuni segreti, come cose del cielo e visioni immaginarie, questo lei saprà poi raccontarlo, e resta impresso nella memoria in modo tale da non dimenticarlo mai; ma quando sono visioni intellettuali, nemmeno queste le sa raccontare; perché devono essercene alcune, in questi momenti, così alte, che non conviene farle capire a chi vive sulla terra, per poterle poi raccontare; anche se, stando nei propri sensi, qui se ne possono raccontare molte, di queste visioni intellettuali.

Potrà essere che alcune di voi non capiscano cosa sia una visione, specialmente quelle intellettuali. Lo dirò a suo tempo, perché me lo ha comandato chi ne ha l’autorità; e anche se pare cosa fuori luogo, forse per alcune anime sarà di profitto.

Mi direte dunque: se poi non resterà memoria di queste grazie così alte che il Signore fa lì all’anima, che profitto le portano? Oh figlie, è così grande che non si può dire abbastanza; perché, anche se non le sanno raccontare, nel più interiore dell’anima restano ben scritte, e non si dimenticano mai.

Ma se non hanno immagine, né le capiscono le facoltà, come ci si può ricordare? Nemmeno io lo capisco; ma capisco che restano in quest’anima alcune verità così fisse sulla grandezza di Dio, che anche se non avesse la fede, che le dice chi Egli sia, e che è obbligata a crederlo Dio, lo adorerà da quel momento come tale, come fece Giacobbe quando vide la scala, da cui dovette capire altri segreti che non seppe raccontare: perché dal solo vedere una scala su cui salivano e scendevano angeli, se non ci fosse stata più luce interiore, non avrebbe capito misteri così grandi.

Non so se ho ragione in quello che dico, perché anche se l’ho sentito dire, non so se me lo ricordo bene. Nemmeno Mosè seppe raccontare tutto quello che vide nel roveto, ma solo quanto Dio volle che raccontasse: ma se Dio non avesse mostrato alla sua anima segreti con tale certezza da fargli vedere e credere che era Dio, non si sarebbe messo in travagli così tanti e così grandi: deve aver capito cose così grandi dentro le spine di quel roveto, da dargli il coraggio di fare quello che fece per il popolo d’Israele.

Così, sorelle, alle cose nascoste di Dio non dobbiamo cercare ragioni per capirle, ma, credendo che Egli sia potente, è chiaro che dobbiamo credere che un verme di potere così limitato come noi non possa capire le sue grandezze. Lodiamolo molto, perché è contento che ne capiamo alcune.

Sto cercando di trovare un paragone, per vedere se riesco a far capire qualcosa di quello che sto dicendo, e credo non ce ne sia uno che calzi bene, ma diciamo questo. Entrate in una stanza di un re o di un gran signore (credo la chiamino “camerino”), dove tengono infiniti tipi di vetri e terrecotte, e molte cose disposte in un tale ordine che quasi tutte si vedono appena entrati.

Una volta mi portarono in una di queste stanze, in casa della duchessa d’Alba (dove, passando di lì in viaggio, l’obbedienza mi comandò di fermarmi, per quanto questa signora aveva insistito): restai stupita nell’entrare, e pensavo a cosa potesse servire quel mucchio di cose, e vedevo che si poteva lodare il Signore per tante diversità di oggetti; e ora mi fa piacere vedere come mi siano servite per questo paragone.

E anche se restai lì un po’, c’era tanto da vedere, che poco dopo dimenticai tutto, tanto che di nessuno di quegli oggetti mi restò più memoria di quanta ne avrei avuta se non li avessi mai visti, né saprei dire di che fattura fossero: ma nell’insieme mi ricordo di averlo visto.

Così qui: stando l’anima così fatta una cosa sola con Dio, immersa in questa stanza del cielo Empireo che dobbiamo avere nell’interiore delle nostre anime (perché è chiaro che, visto che Dio sta in esse, ha una di queste mansioni), e anche se, quando l’anima è così in estasi, il Signore non vuole sempre che veda questi segreti, perché è così assorta nel goderne che le basta un bene così grande, a volte gli piace che se ne distolga, e veda in fretta quello che c’è in quella stanza; e così resta, dopo che è tornata in sé, con quel rappresentarsi le grandezze che ha visto: ma non può raccontarne nessuna, né la sua natura arriva a più di quanto, in modo soprannaturale, Dio ha voluto che vedesse.

Allora, confesso che fu vedere, e che è una visione immaginaria. No, non voglio dire questo, perché non è di questo che tratto, ma di visione intellettuale; e siccome non ho studi, la mia rozzezza non sa dire nulla di meglio: quello che ho detto finora su questa orazione lo capisco chiaramente, se è detto bene, non sono stata io a dirlo.

Io ritengo che, se a volte l’anima a cui Dio li ha dati non capisce questi segreti nei rapimenti, non sono rapimenti, ma qualche debolezza naturale, che può capitare a persone di debole costituzione, come siamo noi donne, dove una certa forza di spirito sopraffà la natura, e restano così assorte, come credo di aver detto a proposito dell’orazione di quiete. Quelle cose non hanno nulla a che vedere con i rapimenti; perché chi lo è veramente crede che Dio rubi tutta l’anima per sé, e che, come cosa propria e sposa sua, le vada mostrando qualche piccola parte del regno che ha guadagnato, per esserlo: perché per quanto piccola sia, è comunque molto, quanto c’è in questo grande Dio; e non vuole ostacolo di nessuno, né delle facoltà né dei sensi, ma subito comanda che si chiudano le porte di tutte queste mansioni, e solo quella in cui Lui sta resta aperta per farci entrare.

Benedetta sia tanta misericordia, e giustamente saranno maledetti quelli che non vorranno approfittarne, e perderanno questo Signore. Oh sorelle mie, non è nulla quello che lasciamo, né è nulla quanto facciamo, né quanto potremmo fare, per un Dio che così si vuole comunicare a un verme. E se abbiamo speranza di godere già in questa vita di questo bene, cosa facciamo? A cosa ci fermiamo? Cosa può bastare perché per un momento smettiamo di cercare questo Signore, come faceva la Sposa per vicoli e piazze?

Oh, com’è tutta una presa in giro ogni cosa del mondo, se non ci porta e non ci aiuta verso questo, anche se durassero per sempre i suoi piaceri, le sue ricchezze e le sue gioie, quante se ne potessero immaginare! È tutto schifo e spazzatura, paragonato a questi tesori che si devono godere senza fine! E nemmeno questi sono nulla, in confronto ad avere per nostro il Signore di tutti i tesori, del cielo e della terra.

Oh cecità umana! Fino a quando, fino a quando si toglierà questa terra dai nostri occhi? Perché, anche se tra noi non pare essere tanta da accecarci del tutto, vedo delle piccole macchie, dei granellini, che se li lasciamo crescere basteranno a farci gran danno: ma per amore di Dio, sorelle, approfittiamo di queste mancanze per conoscere la nostra miseria, e che ci diano più vista, come fece il fango al cieco che guarì il nostro Sposo; e così, vedendoci così imperfette, cresca di più il supplicarlo che tragga bene dalle nostre miserie, per contentare in tutto Sua Maestà.

Mi sono molto distratta senza accorgermene: perdonatemi, sorelle, e credete che, arrivata a queste grandezze di Dio (dico, nel parlarne), non posso fare a meno di addolorarmi molto nel vedere quello che perdiamo per colpa nostra. Perché, anche se è vero che sono cose che il Signore dà a chi vuole, se amassimo Sua Maestà come Lui ama noi, le darebbe a tutte: non desidera altro che avere a chi dare, e non per questo diminuiscono le sue ricchezze.

Tornando dunque a quello che dicevo: lo Sposo comanda di chiudere le porte delle mansioni, e persino quelle del Castello e delle sue mura; perché, nel voler rapire quest’anima, le toglie il respiro, in modo tale che, anche se a volte durano un poco di più gli altri sensi, in nessun modo può parlare; anche se altre volte tutto le viene tolto in fretta, e le si raffreddano le mani e il corpo, tanto che non pare abbia anima, e a volte non si capisce se respiri.

Questo dura poco tempo (dico, per restare in un unico stato), perché, attenuandosi un poco questa grande sospensione, pare che il corpo torni un poco in sé, e prenda fiato solo per tornare a morire, e dare più vita all’anima; e con tutto questo, questa grande estasi non dura molto.

Ma capita, anche quando passa, che la volontà resti così assorta, e l’intelletto così alienato, che dura così un giorno e persino più giorni, tanto che pare non sia capace di badare a nulla che non serva a risvegliare la volontà ad amare; e lei resta ben sveglia per questo, e addormentata per lasciarsi attaccare a qualsiasi creatura.

Oh, quando l’anima torna già del tutto in sé, che confusione le viene, e che desideri grandissimi di impiegarsi per Dio, in tutti i modi in cui Egli volesse servirsi di lei! Se dalle orazioni passate restano tali effetti come ho detto, cosa sarà di una grazia così grande come questa?

Vorrebbe avere mille vite per impiegarle tutte in Dio, e che tutte quante le cose che ci sono in terra fossero lingue per lodarlo attraverso di lei. I desideri di fare penitenza grandissimi; eppure non le pare di fare molto nel farla; perché, con la forza dell’amore, sente poco quanto fa, e vede chiaramente che i martiri non facevano molto nei tormenti che patirono, perché con questo aiuto da parte del nostro Signore è facile; e così queste anime si lamentano con Sua Maestà, quando non si offre loro occasione di patire.

Quando questa grazia la fa loro in segreto, la tengono per molto grande; perché quando avviene davanti ad alcune persone, è così grande il disagio e la vergogna che ne resta loro, che in qualche modo distoglie l’anima da quello di cui godeva, per la pena e la preoccupazione che le dà il pensare cosa penseranno quelli che l’hanno visto. Perché conoscono la malizia del mondo, e capiscono che forse non lo attribuiranno a quello che è davvero, ma che, invece di lodare per questo il Signore, forse sarà loro occasione per giudicare male.

In qualche modo mi pare che questa pena e questo disagio siano mancanza di umiltà; ma non è più nelle sue mani; perché, se questa persona desidera essere biasimata, cosa le importa? Come capì una persona, che era in questa afflizione, da parte del nostro Signore: “Non avere pena, perché o mi loderanno lì, o parleranno male di te; e in entrambi i casi ci guadagni.”

Seppi poi che questa persona si era molto incoraggiata e consolata con queste parole; e perché, se qualcuna si trovasse in questa afflizione, ve le metto qui.

Pare che il nostro Signore voglia che tutti capiscano che quell’anima è ormai sua, che nessuno deve toccarla: nel corpo, nell’onore, nei beni, pazienza, che da tutto se ne trarrà onore per Sua Maestà; ma nell’anima no, perché se lei, con una temerarietà molto colpevole, non si allontana dal suo Sposo, Lui la riparerà da tutto il mondo, e persino da tutto l’inferno.

Non so se sono riuscita a far capire qualcosa di cosa sia il rapimento (perché è tutto impossibile, come ho detto), e credo non si sia perso nulla a dirlo, perché si capisca cos’è; perché ci sono effetti molto diversi nei rapimenti finti (non dico finti perché chi li ha voglia ingannare, ma perché è lei stessa a essere ingannata), e poiché i segni e gli effetti non corrispondono a una grazia così grande, ne resta screditata, in modo che a ragione dopo non le si crede più, anche quando il Signore gliene farà grazia davvero. Sia per sempre benedetto e lodato, amen, amen.

Traduzione italiana di Meditanimus, condotta direttamente sul testo spagnolo originale, di pubblico dominio. Fonti e crediti.

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