Il castello interiore, Teresa d'Ávila

Condividi

Seste mansioni

Capitolo 17

C’è un altro modo di rapimenti, o “volo dello spirito” come lo chiamo io (perché, anche se nella sostanza è tutt’uno, nell’interiore si sente molto diverso); perché molto in fretta, a volte, si sente un movimento dell’anima così accelerato, che pare che lo spirito venga rapito con una velocità che mette parecchia paura, specialmente all’inizio; per questo vi dicevo che ci vuole un grande coraggio per chi riceve queste grazie da Dio, e anche fede, fiducia e una grande rassegnazione a che il nostro Signore faccia dell’anima quello che vuole.

Pensate che sia poco turbamento, per una persona che è ben cosciente di sé, vedersi rapire l’anima? E abbiamo persino letto che, in alcuni casi, il corpo va con lei, senza sapere dove vada, o chi la porti, o come; perché all’inizio di questo movimento momentaneo non c’è ancora tanta certezza che sia Dio.

C’è dunque qualche rimedio per potervi resistere? In nessun modo, anzi è peggio; conosco il caso di una certa persona a cui pare che Dio voglia far capire all’anima che, visto che tante volte, con tanta serietà, si è messa nelle sue mani, e con volontà così intera gli si è offerta tutta, capisca che ormai non ha più parte in sé; e viene rapita notevolmente con un movimento ancora più impetuoso; e prese a non fare altro, da parte sua, che quello che fa una pagliuzza quando la solleva l’ambra (se l’avete osservato), lasciandosi nelle mani di chi è così potente, vedendo che la cosa più saggia è fare della necessità virtù.

E visto che ho parlato della pagliuzza, è proprio vero che con la stessa facilità con cui un grande gigante può afferrare una pagliuzza, questo nostro grande e potente Gigante rapisce lo spirito.

Pare proprio che quella vasca d’acqua di cui parlammo (credo fosse la quarta mansione, non me lo ricordo bene), che si riempiva con dolcezza e mansuetudine, dico senza alcun movimento, qui questo grande Dio (che trattiene le sorgenti delle acque, e non lascia che il mare esca dai suoi confini) abbia sciolto le sorgenti da cui veniva a questa vasca d’acqua; e con un grande impeto si solleva un’onda così potente, che fa salire in alto questa piccola nave della nostra anima. E così come una nave non può, né è capace il pilota, né tutti quelli che la governano, far sì che le onde, se vengono con furia, la lascino stare dove vogliono, ancora meno può l’interiore dell’anima fermarsi dove vuole, né far sì che i suoi sensi o le sue facoltà facciano più di quanto è stato loro comandato: dell’esteriore qui non si fa alcun caso.

È vero, sorelle, che solo a scriverne resto spaventata, nel vedere come qui si mostra il grande potere di questo grande Re e Imperatore: cosa farà a chi lo vive? Ritengo che, se a quelli che se ne vanno molto perduti per il mondo si rivelasse Sua Maestà come fa con queste anime, anche se non fosse per amore, per paura non oserebbero offenderlo.

Ebbene, oh, quanto saranno obbligate quelle che sono state avvisate per una via così alta, a sforzarsi con tutte le loro forze di non far adirare questo Signore! Per Lui vi supplico, sorelle, a chi Sua Maestà avrà fatto queste grazie, o altre simili, di non trascurarvi limitandovi a ricevere: guardate che chi molto deve, molto deve pagare.

Anche per questo è necessario un grande coraggio, che è cosa che intimorisce molto; e se il nostro Signore non lo desse, si camminerebbe sempre in grande afflizione; perché guardando quello che Sua Maestà fa con lei, e poi tornando a guardare se stessa, quanto poco serva per quanto è obbligata, e quel poco che fa pieno di mancanze, difetti e fiacchezza, allora, piuttosto che ricordarsi di quanto imperfettamente compie qualche opera, se la compie, trova meglio procurare di dimenticarsene, e portare davanti a sé i propri peccati, e gettarsi nella misericordia di Dio: perché, non avendo con cosa pagare, supplisca la pietà e la misericordia che Egli ha sempre avuto per i peccatori.

Forse le risponderà come rispose a una persona che era molto afflitta davanti a un crocifisso, proprio su questo punto, considerando che non aveva mai avuto nulla da dare a Dio, né nulla da lasciare per Lui: le disse lo stesso Crocifisso, consolandola, che Lui le dava tutti i dolori e i travagli che aveva patito nella sua Passione, che li tenesse come propri per offrirli al Padre suo.

Quell’anima restò così consolata e così ricca (per quanto ho capito di lei) che non può dimenticarlo; anzi, ogni volta che si vede così miserabile, ricordandoselo, resta incoraggiata e consolata. Potrei raccontare qui alcune altre cose simili (avendo trattato con tante persone sante e di orazione, ne conosco molte), perché non pensiate che sia solo io a trattenermi.

Questa mi pare di grande utilità, perché capiate quanto il nostro Signore si compiaccia che ci conosciamo, e procuriamo sempre di guardare e riguardare la nostra povertà e miseria, e che non abbiamo nulla che non abbiamo ricevuto. Così, sorelle mie, per questo e per molte altre cose che si presentano a un’anima che il Signore ha già portato a questo punto, è necessario coraggio; e, mi pare, per quest’ultima cosa più che per ogni altra, se c’è umiltà: ce la dia il Signore, per quello che Egli è.

Tornando dunque a questo affrettato rapire lo spirito: è di tale natura che davvero pare uscire dal corpo, e d’altra parte è chiaro che questa persona non resta morta; almeno lei stessa, per alcuni istanti, non sa dire se sia nel corpo o no.

Le pare di essere stata tutta insieme in un’altra regione molto diversa da questa in cui viviamo, dove le si mostra un’altra luce così diversa da quella di qui, che se avesse passato tutta la vita a costruirla insieme ad altre cose, sarebbe stato impossibile raggiungerle; e capita che in un istante le insegnino tante cose insieme, che in molti anni passati a ordinarle con l’immaginazione e il pensiero non ne avrebbe potuto fare nemmeno una parte su mille.

Questa non è visione intellettuale, ma immaginaria; si vede con gli occhi dell’anima molto meglio di come qui vediamo con quelli del corpo, e, senza parole, le si fa capire alcune cose: dico che se vede alcuni santi, li riconosce come se li avesse molto frequentati. Altre volte, insieme alle cose che vede con gli occhi dell’anima, gliene si rappresentano altre per visione intellettuale, specialmente una moltitudine di angeli, con il loro Signore; e senza vedere nulla con gli occhi del corpo, per una conoscenza ammirevole che io non saprò dire, le si rappresenta quello che dico, e molte altre cose che non sono da dire.

Chi ci sia passato, con più abilità di me, forse saprà farle capire, anche se mi pare cosa ben difficile. Se tutto questo avvenga stando nel corpo o no, io non saprò dirlo: almeno non giurerei che sia nel corpo, né che il corpo sia senza anima.

Molte volte ho pensato se, come il sole, che restando nel cielo, i suoi raggi hanno tanta forza che, senza che esso si muova da lì, arrivano in fretta qui, così l’anima e lo spirito (che sono una cosa sola, come lo sono il sole e i suoi raggi) possano, restando lei nel suo posto, con la forza del calore che le viene dal vero Sole di giustizia, far uscire fuori di sé qualche parte superiore.

Insomma, non so cosa dico; quello che è vero è che, con la rapidità con cui esce la pallottola di un archibugio quando vi si accende il fuoco, si solleva nell’interiore un volo (non so che altro nome dargli) che, pur non facendo rumore, produce un movimento così evidente che non può in nessun modo essere immaginazione; e, ben fuori di sé, per quanto può capire, le si mostrano cose grandi; e quando torna a sentirsi in sé, è con guadagni così grandi, e tenendo in così poco conto tutte le cose della terra, in confronto a quelle che ha visto, che le paiono spazzatura; e da allora in poi vive tra esse con non poca pena, e non vede nulla, tra quanto le soleva sembrare buono, che la faccia curarsene affatto.

Pare che il Signore abbia voluto mostrarle qualcosa della terra dove deve andare, come portarono segni coloro che il popolo d’Israele mandò verso la terra promessa, perché possa sopportare i travagli di questo cammino così faticoso, sapendo dove deve andare a riposare.

Anche se una cosa che passa così in fretta non vi parrà di molto profitto, sono così grandi quelli che lascia nell’anima, che se non è attraverso chi ci è passato, non se ne può capire il valore. Da qui si vede bene che non è cosa del demonio: perché dalla propria immaginazione è impossibile, né il demonio potrebbe rappresentare cose che lasciano nell’anima un’operazione, una pace, una quiete e un profitto così grandi, specialmente tre cose in grado molto elevato: la conoscenza della grandezza di Dio (perché quante più cose ne vediamo, più ce ne viene fatto capire); la propria conoscenza e umiltà, nel vedere come una cosa così bassa, in confronto al Creatore di tante grandezze, abbia osato offenderlo, al punto da non osare guardarlo; la terza, tenere in pochissimo conto tutte le cose della terra, tranne quelle che si possono impiegare al servizio di un Dio così grande.

Questi sono i gioielli che lo Sposo comincia a dare alla sua sposa, e sono di tanto valore, che non li lascerà in cattive mani: così restano scolpite nella memoria queste visioni, che credo sia impossibile dimenticarle finché non le godrà per sempre, a meno che non sia per grandissimo male suo; ma lo Sposo che gliele dà è potente abbastanza da darle la grazia di non perderle.

Tornando dunque al coraggio che è necessario: vi pare che sia cosa così da poco? Perché davvero pare che l’anima si allontani dal corpo, dato che si vede perdere i sensi, senza capire perché. È necessario che glielo dia Colui che dà tutto il resto.

Direte che questo timore è ben ripagato: lo dico anch’io; sia per sempre lodato Colui che può dare tanto. Voglia Sua Maestà darci ciò che occorre, perché meritiamo di servirlo, amen.

Traduzione italiana di Meditanimus, condotta direttamente sul testo spagnolo originale, di pubblico dominio. Fonti e crediti.

Condividi