Vi parrà, sorelle, specialmente a chi non è ancora arrivata a queste grazie (perché chi le ha vissute, se sono da Dio, vedrà quello che dirò), che queste anime a cui il Signore si comunica in modo così particolare saranno ormai così sicure di doverne godere per sempre, da non avere più nulla da temere, né i propri peccati da piangere; e sarebbe un grandissimo errore; perché il dolore dei peccati cresce di più, quanto più si riceve dal nostro Dio: e io ritengo che finché non saremo dove nulla può più dare pena, questo dolore non si toglierà.
È vero che a volte stringe più che altre, e anche in modo diverso; perché l’anima non si ricorda della pena che dovrà avere per essi, ma di come sia stata così ingrata verso Colui al quale tanto deve, e verso Colui che tanto merita di essere servito, perché in queste grandezze che le comunica capisce molto di più quella di Dio.
Si spaventa di quanto sia stata audace; piange la sua poca riverenza; la sua follia le pare una cosa così insensata, che non finisce mai di addolorarla, quando si ricorda per quali cose così basse lasciava una maestà così grande. Si ricorda molto di più di questo, che delle grazie che riceve, per quanto grandi siano, quelle già dette e quelle ancora da dire: pare che le porti un fiume in piena, e le riporti a suo tempo.
Questo dei peccati resta come un fango, che sembra sempre risvegliarsi nella memoria, ed è una croce ben grande. So di una persona che, oltre a voler morire per vedere Dio, lo desiderava anche per non sentire così continuamente la pena di quanto fosse stata ingrata verso Chi tanto gli doveva sempre, e avrebbe dovuto; e così non le pareva che le malvagità di nessuno potessero arrivare alle sue; perché capiva che non ci sarebbe potuta essere nessuna a cui Dio avesse sopportato tanto, e fatto tante grazie.
Quanto alla paura dell’inferno, non ne hanno nessuna: quella di perdere Dio, a volte stringe molto, ma raramente. Tutto il loro timore è che Dio le lasci andare per offenderlo, e si vedano in uno stato così miserabile come si videro un tempo; perché della propria pena o della propria gloria non hanno cura; e se desiderano non stare molto in purgatorio, è più per non stare lontane da Dio, finché vi staranno, che per le pene che dovranno patire.
Io non terrei per sicuro, per quanto un’anima sia favorita da Dio, che si dimenticasse di essersi un tempo vista in uno stato miserabile; perché, anche se è cosa penosa, giova per molte altre cose. Forse, essendo io stata così malvagia, mi pare questo, ed è per questo che la tengo sempre nella memoria: quelle che sono state buone non avrebbero nulla da sentire in questo modo, anche se ci sono sempre mancanze finché viviamo in questo corpo mortale.
Per questa pena nessun sollievo è pensare che il nostro Signore ha già perdonato e dimenticato i peccati; anzi, questo aggiunge pena, nel vedere tanta bontà, e che si fanno grazie a chi non meritava altro che l’inferno. Penso che questo sia stato un grande martirio per san Pietro e la Maddalena; perché, avendo un amore così cresciuto, e avendo ricevuto tante grazie, e avendo capito la grandezza e la maestà di Dio, doveva essere ben duro da sopportare, e con un sentimento molto tenero.
Vi parrà anche che chi gode di cose così alte non avrà più meditazione sui misteri della sacratissima umanità del nostro Signore Gesù Cristo, perché si eserciterà ormai tutta nell’amore. Questa è una cosa su cui ho scritto a lungo altrove, e anche se mi hanno contraddetto e detto che non lo capisco (perché sono cammini per cui conduce il nostro Signore, e che quando si è già oltre gli inizi, è meglio trattare le cose della divinità e fuggire quelle corporee), a me non faranno confessare che sia un buon cammino.
Può ben essere che io mi inganni, e che tutti stiamo dicendo la stessa cosa: ma io ho visto che il demonio mi voleva ingannare per questa via, e ne sono così scottata, che penso, anche se l’ho già detto altre volte, di dirvelo di nuovo qui, perché procediate con molta attenzione; e badate che oso dire di non credere a chi vi dicesse altro. E cercherò di farmi capire meglio di quanto feci altrove; perché forse, se qualcuno l’ha scritto come lo intendeva, se si fosse dilungato di più nello spiegarlo, avrebbe detto bene; ma dirlo così tutto insieme a noi che non capiamo così tanto può fare molto male.
Parrà anche ad alcune anime di non poter pensare alla passione: meno ancora potranno pensare alla sacratissima Vergine, o alla vita dei santi, il cui ricordo ci dà così grande profitto e incoraggiamento. Io non riesco a immaginare a cosa pensino; perché allontanarsi da tutto ciò che è corporeo si addice a spiriti angelici, lo stare sempre bruciati nell’amore, ma non a noi che viviamo in un corpo mortale, a cui è necessario trattare, pensare e accompagnarsi con chi, avendo un corpo, fece imprese così grandi per Dio; tanto più allontanarsi di proposito da tutto il nostro bene e rimedio, che è la sacratissima umanità del nostro Signore Gesù Cristo: e non posso credere che lo facciano apposta, ma che non si capiscano, e così faranno danno a sé stesse e agli altri.
Almeno vi assicuro che non entreranno in queste ultime due mansioni; perché se perdono la guida, che è il buon Gesù, non troveranno il cammino: sarà già molto se restano al sicuro nelle altre. Perché lo stesso Signore dice di essere il cammino; dice anche il Signore di essere la luce, e che nessuno può andare al Padre se non per mezzo suo: e chi vede me vede il Padre mio. Diranno che si dà un altro senso a queste parole. Io non conosco altri sensi; con questo, che la mia anima ha sempre sentito essere vero, mi è andata molto bene.
Ci sono alcune anime, e sono parecchie quelle che ne hanno parlato con me, che, quando il nostro Signore arriva a dar loro la contemplazione perfetta, vorrebbero restare sempre lì, e non può essere; ma restano con questa grazia del Signore in modo tale che poi non riescono più a discorrere sui misteri della Passione e della vita di Cristo, come prima. E non so quale ne sia la causa, ma è cosa molto comune che l’intelletto resti più inabile alla meditazione: credo che la causa debba essere che, siccome nella meditazione tutto consiste nel cercare Dio, una volta che lo si trova, e l’anima si abitua, per opera della volontà, a tornare a cercarlo così, non vuole più stancarsi con l’intelletto.
E mi pare anche che, essendo ormai accesa la volontà, questa facoltà generosa non voglia servirsi dell’altra, se può evitarlo; e non fa male, ma sarà impossibile (specialmente finché non arriva a queste ultime mansioni), e perderà tempo, perché molte volte ha bisogno di essere aiutata dall’intelletto per accendere la volontà.
E notate, sorelle, questo punto, che è importante, e così voglio spiegarlo meglio. L’anima sta desiderando impiegarsi tutta nell’amore, e vorrebbe non badare ad altro, ma non potrà, anche se lo vuole; perché, anche se la volontà non è morta, è quasi spento il fuoco che di solito la fa bruciare: e c’è bisogno di chi lo soffi, per farne uscire calore.
Sarebbe bene che l’anima restasse in questa aridità, aspettando fuoco dal cielo che bruci questo sacrificio che sta facendo di sé a Dio, come fece il nostro padre Elia? No di certo, né è bene aspettare miracoli: il Signore li fa quando è contento di farlo per quest’anima, come ho già detto e dirò più avanti: ma Sua Maestà vuole che ci teniamo per così malvagie da non meritare che li faccia, ma che ci aiutiamo in tutto quello che possiamo. E ritengo che, finché non moriamo, per quanto alta sia l’orazione, questo sia necessario.
È vero che a chi il Signore ha già introdotto nella settima mansione, pochissime volte, o quasi mai, è necessario fare questo sforzo, per la ragione che dirò lì, se me ne ricorderò: ma è continuo il non allontanarsi dall’andare insieme a Cristo nostro Signore in un modo ammirevole, dove, divino e umano insieme, è sempre la sua compagnia.
Così, quando non c’è acceso questo fuoco nella volontà, né si sente la presenza di Dio, è necessario che la cerchiamo: questo vuole Sua Maestà, come faceva la Sposa nei Cantici, e chiediamo alle creature chi le ha fatte, come dice sant’Agostino, credo nelle sue Meditazioni, o Confessioni, e non restiamo stupide a perdere tempo aspettando quello che ci fu dato una volta, perché agli inizi può darsi che il Signore non lo dia di nuovo per un anno, e persino per molti: Sua Maestà sa il perché; noi non dobbiamo voler saperlo, né ce n’è bisogno. Dato che sappiamo il cammino per contentare Dio, attraverso i comandamenti e i consigli, in questo camminiamo con grande diligenza, e nel pensare alla sua vita e alla sua morte, e a quanto gli dobbiamo: il resto venga quando il Signore vorrà.
Qui viene la risposta, che non si può restare fermi in queste cose; e per quanto ho già detto, forse avranno in qualche modo ragione. Sapete già che discorrere con l’intelletto è una cosa, e rappresentare la memoria all’intelletto delle verità, è un’altra.
Forse direte che non mi capite, e davvero può darsi che io stessa non lo capisca abbastanza da saperlo dire; ma lo dirò come saprò. Io chiamo meditazione il discorrere molto con l’intelletto in questo modo. Cominciamo a pensare alla grazia che Dio ci ha fatto nel darci il suo unico Figlio, e non ci fermiamo lì, ma andiamo avanti ai misteri di tutta la sua gloriosa vita; oppure cominciamo con l’orazione nell’orto, e l’intelletto non si ferma finché non è posto sulla croce: oppure prendiamo un momento della Passione, diciamo come la cattura, e ci muoviamo in questo mistero, considerando nei dettagli le cose a cui si deve pensare in esso, e cosa sentire, sia del tradimento di Giuda, sia della fuga degli Apostoli e di tutto il resto; ed è un’orazione ammirevole e molto meritoria.
Questa è quella di cui dico che avranno ragione, coloro che Dio ha già condotto a cose soprannaturali, e a perfetta contemplazione; perché, come ho detto, non ne so la causa, ma il più delle volte non potranno farla. Ma non avranno ragione, dico, se dicono che non si soffermano mai su questi misteri, e non li richiamano spesso alla mente, specialmente quando li celebra la Chiesa cattolica: né è possibile che perda la memoria di essi un’anima che ha ricevuto tanto da Dio, segni d’amore così preziosi, perché sono scintille vive per accenderla di più nell’amore che ha per il nostro Signore; è solo che non si capisce bene, perché l’anima capisce questi misteri in un modo più perfetto.
Ed è così: l’intelletto glieli rappresenta, e si imprimono nella memoria, in modo tale che dal solo vedere il Signore caduto, con quel sudore spaventoso, nell’orto, le basta non solo per un’ora, ma per molti giorni; guardando con uno sguardo semplice chi Egli sia, e quanto siamo stati ingrati verso una pena così grande: subito accorre la volontà, anche se non con tenerezza, a desiderare di servire in qualcosa una grazia così grande, e a desiderare di patire qualcosa per Chi tanto patì, e ad altre cose simili, in cui si occupano la memoria e l’intelletto.
E credo che per questa ragione non riesca a passare a discorrere di più sulla Passione, e questo le fa sembrare di non poterci pensare. E se non fa questo, è bene che cerchi di farlo, perché so che l’orazione più alta non glielo impedirà: e non ritengo buono che non vi si eserciti spesso. Se da qui il Signore la sospende, ben venga, perché, anche senza volerlo, la farà lasciare ciò in cui è occupata; e ritengo per cosa molto certa che questo modo di procedere non sia un ostacolo, ma un grande aiuto per ogni bene: diverso sarebbe se si sforzasse molto nel discorrere di cui ho parlato all’inizio, cosa che ritengo non potrà fare chi è arrivata più avanti.
Può ben essere di sì, perché Dio conduce le anime per molte vie: ma non si condannino quelle che non potessero andare per questa, né le si giudichi inabili a godere di beni così grandi come quelli racchiusi nei misteri del nostro bene, Gesù Cristo; e nessuno mi farà credere che, per quanto spirituale si voglia essere, si andrà bene per questa via.
Ci sono alcune principianti, e anche alcune più avanti, a cui, appena cominciano ad arrivare all’orazione di quiete, e a gustare i doni e i gusti che dà il Signore, pare una gran cosa restare sempre lì a gustarli. Ebbene, credetemi, e non assorbetevi così tanto, come ho già detto altrove, perché la vita è lunga, e ci sono in essa molti travagli, e abbiamo bisogno di guardare al nostro modello, Cristo, a come li sopportò, e anche ai suoi Apostoli e ai santi, per portarli con perfezione. È compagnia molto buona il buon Gesù, perché non ce ne allontaniamo, e la sua sacratissima Madre, e gli piace molto che ci doliamo delle sue pene, anche se lasciamo il nostro contento e gusto qualche volta.
Tanto più, figlie, che il dono nell’orazione non è così costante da non lasciare tempo per tutto il resto; e chi dicesse che lo è sempre, io la terrei per sospetta, dico sospetta di non poter mai fare quanto ho detto; e così tenetelo, e procurate di uscire da quell’inganno, e di distrarvi con tutte le vostre forze; e se non bastasse, ditelo alla priora, perché vi dia un incarico di tanta cura da togliere quel pericolo, che almeno per il senno e per la testa è molto grande, se durasse a lungo.
Credo di aver fatto capire quanto conviene: per quanto spirituali si sia, non fuggire tanto dalle cose corporee, al punto da far sembrare che faccia danno persino la sacratissima Umanità. Portano come argomento quanto il Signore disse ai suoi discepoli, che conveniva che Lui se ne andasse: io non riesco a sopportare questo argomento. Di certo non lo disse alla sua sacratissima Madre, perché lei era ferma nella fede, sapendo che era Dio e uomo; e anche se lo amava più di loro, lo faceva con tale perfezione, che piuttosto la aiutava. Gli Apostoli, allora, non dovevano essere così fermi nella fede come lo furono dopo, e noi abbiamo ragione di esserlo ora.
Vi dico, figlie, che lo ritengo un cammino pericoloso, e che il demonio potrebbe arrivare a far perdere la devozione verso il Santissimo Sacramento. L’inganno in cui mi parve di essere caduta io non arrivò a tanto quanto questo, ma a non gradire più di pensare tanto al nostro Signore Gesù Cristo, restando invece in quell’assorbimento, aspettando quel dono; e vidi chiaramente che andavo male; perché, non potendo averlo sempre, il pensiero andava di qua e di là, e l’anima mi pareva come un uccello che svolazza, senza trovare dove posarsi, perdendo molto tempo, e senza progredire nelle virtù, né crescere nell’orazione.
E non ne capivo la causa, né l’avrei capita, mi pare, perché mi sembrava che quella fosse la via giusta: finché, parlando dell’orazione che seguivo con una persona serva di Dio, mi avvisò. Dopo vidi chiaramente quanto fossi in errore; e non smetto mai di dispiacermi che ci sia stato un tempo in cui non capivo che si poteva guadagnare male con una perdita così grande; e anche se potessi, non voglio nessun bene se non quello acquisito per mezzo di Colui da cui ci vengono tutti i beni. Sia per sempre lodato, amen.