Perché vediate più chiaramente, sorelle, che è così quanto vi ho detto, e che quanto più avanti va un’anima, tanto più è accompagnata da questo buon Gesù, sarà bene che trattiamo di come, quando Sua Maestà vuole, non possiamo fare altro che camminare sempre con Lui; come si vede chiaramente dai modi e dalle maniere con cui Sua Maestà si comunica a noi, e ci mostra l’amore che ci porta, con alcune apparizioni e visioni così ammirevoli, che (nel caso vi facesse una di queste grazie, perché non ne restiate spaventate) voglio dirne qualcosa, se il Signore sarà servito che io riesca a riassumerne qualcuna, perché lo lodiamo molto, anche se non le facesse a noi, per il fatto che voglia comunicarsi così con una creatura, essendo Egli di tanta maestà e potere.
Capita che, mentre l’anima non pensa affatto che le si debba fare questa grazia, né ha mai pensato di meritarla, senta accanto a sé Gesù Cristo nostro Signore, pur non vedendolo, né con gli occhi del corpo, né con quelli dell’anima. Questa la chiamano visione intellettuale, non so bene perché.
Vidi questa persona a cui Dio fece questa grazia, insieme ad altre di cui dirò più avanti, molto turbata all’inizio; perché non riusciva a capire cosa fosse, visto che non lo vedeva; e capiva con tanta certezza che era Gesù Cristo nostro Signore a mostrarsi in quel modo, che non poteva dubitarne (dico che quella visione fosse lì); ma se fosse da Dio o no, pur portando con sé grandi effetti per far capire che lo era, continuava ad avere paura; e lei non aveva mai sentito parlare di visione intellettuale, né pensava ce ne fossero di questo tipo; ma capiva molto chiaramente che era questo Signore a parlarle, molte volte, nel modo già detto, perché, finché non le fece questa grazia di cui parlo, non sapeva mai chi le parlasse, anche se capiva le parole.
So che, essendo timorosa di questa visione (perché non è come quelle immaginarie, che passano in fretta, ma dura molti giorni, e a volte anche più di un anno), andò dal suo confessore molto afflitta; lui le disse che, se non vedeva nulla, come sapeva che fosse il nostro Signore? Che gli dicesse che volto avesse. Lei gli disse che non lo sapeva, né vedeva alcun volto, né poteva dire altro di quanto già detto; che quello che sapeva era che era Lui a parlarle, e che non era immaginazione.
E anche se le mettevano addosso parecchi timori, molte volte non poteva dubitarne, specialmente quando le diceva: “Non avere paura, perché sono io.” Queste parole avevano tanta forza, che allora non poteva dubitarne, e restava molto rinfrancata e allegra per una compagnia così buona, vedendo chiaramente che le era di grande aiuto per mantenere un ricordo costante di Dio, e una grande attenzione a non fare nulla che gli dispiacesse, perché le pareva che la stesse sempre guardando; e ogni volta che voleva trattare con Sua Maestà nell’orazione, e anche senza di essa, le pareva di averlo così vicino, che non poteva fare a meno di sentirlo: anche se capire le parole non avveniva quando lei voleva, ma all’improvviso, quando era necessario.
Sentiva che le camminava al fianco destro, ma non con quei sensi con cui possiamo sentire che ci sta accanto una persona; perché è per un’altra via più delicata, che non si saprebbe come dire: ma è così certa, e con tanta certezza, e persino di più; perché in quell’altro modo ci si potrebbe ancora ingannare, ma in questo no, perché viene con grandi guadagni ed effetti interiori, che non ci potrebbero essere se fosse malinconia, né il demonio farebbe tanto bene, né l’anima camminerebbe con tanta pace, e con desideri così continui di contentare Dio, e con tanto disprezzo per tutto ciò che non la avvicina a Lui: e dopo capì chiaramente che non era il demonio, perché si faceva capire sempre di più.
Con tutto questo, so che a tratti andava molto timorosa: altre volte con grandissima confusione, non sapendo da dove le fosse venuto tanto bene. Eravamo così una cosa sola, lei e io, che non le accadeva nulla nell’anima di cui io non fossi a conoscenza, e così posso essere buona testimone, e potete credermi che sia vero tutto quello che dirò su questo.
È grazia del Signore, questa, che porta con sé grandissima confusione, e umiltà. Se fosse del demonio, tutto sarebbe al contrario: e siccome è cosa che notevolmente si capisce essere data da Dio (perché non basterebbe un’industria umana a poterla sentire così), chi la possiede non può in nessun modo pensare che sia un bene suo, ma datole dalla mano di Dio.
E anche se, mi pare, alcune delle grazie già dette sono maggiori, questa porta con sé una particolare conoscenza di Dio, e da questa compagnia così continua nasce un amore tenerissimo per Sua Maestà, e desideri ancora maggiori di quelli già detti di consegnarsi tutta al suo servizio, e una grande pulizia di coscienza; perché fa badare a tutto, per via della presenza che porta accanto a sé.
Perché, anche se già sappiamo che Dio è presente in tutto quello che facciamo, la nostra natura è tale che si trascura nel pensarlo, cosa che qui non si può trascurare, perché la risveglia il Signore che le sta accanto. E persino le grazie già dette, dato che l’anima va quasi continuamente con un amore attuale verso Colui che vede, o capisce, starle accanto, diventano molto frequenti.
Insomma, nel guadagno dell’anima si vede essere una grazia grandissima, e molto da apprezzare, e ringrazia il Signore che gliela dà senza che lei possa in alcun modo meritarla, e non la cambierebbe per nessun tesoro né diletto della terra. E così, quando il Signore è servito di toglierla, resta con grande solitudine, ma tutte le diligenze possibili che mettesse per tornare ad avere quella compagnia servono a poco, perché la dà il Signore quando vuole, e non si può procurare da sé.
Qualche volta è anche di qualche santo, ed è anch’essa di grande profitto. Direte: se non si vede nulla, come si capisce che sia Cristo, o quando è un santo, o la sua gloriosissima Madre? Questo l’anima non saprà dirlo, né può capire come lo capisca, ma lo sa con una certezza grandissima.
Quando è il Signore stesso a parlare, pare già più facile [capire come lo si sappia]; ma il santo che non parla, e che il Signore pare mettere lì come aiuto e compagnia per quell’anima, è ancora più da ammirare. Così sono altre cose spirituali, che non si sanno dire; ma si capisce da esse quanto sia bassa la nostra natura per capire le grandi grandezze di Dio, visto che non siamo capaci nemmeno di queste: così che, con ammirazione e lodi verso Sua Maestà, passi oltre chi le riceve; e gliene renda grazie particolari, perché, non essendo grazia fatta a tutti, va molto apprezzata, e bisogna procurare di rendere servizi maggiori, visto che per tante vie Dio ci aiuta a questo.
Da qui viene il non tenersi per questo in maggior conto, anzi il parerle di essere colei che meno serve Dio tra quante ce ne sono sulla terra; perché le pare di essere più obbligata di chiunque altro, e qualsiasi mancanza commetta le trafigge le viscere, e con grandissima ragione.
Questi effetti con cui cammina l’anima, già detti, potrà notarli chiunque di voi il Signore conducesse per questo cammino, per capire che non è inganno, né tantomeno immaginazione, perché, come ho detto, non ritengo possibile che il demonio possa durare così a lungo, facendo un bene così notevole all’anima, e portandola con una pace interiore così grande, che non è nelle sue abitudini; né può, per quanto voglia, una cosa così cattiva fare tanto bene, perché subito ci sarebbero certi fumi di propria stima, e il pensare di essere migliori degli altri.
Ma questo andare sempre l’anima così attaccata a Dio, e il suo pensiero occupato in Lui, gli darebbe tanta rabbia, che, anche se lo tentasse, non tornerebbe a farlo molte volte; e Dio è così fedele, che non permetterà di dargli tanta mano con un’anima che non pretende altro se non piacere a Sua Maestà, e dare la vita per il suo onore e la sua gloria, ma disporrà subito che venga disingannata.
Il mio tema è e sarà questo: che finché l’anima si comporta nel modo qui descritto, queste grazie di Dio la lasciano tale che Sua Maestà la trarrà fuori con guadagno, se mai permettesse al demonio di osare con lei, e che lui ne resterebbe svergognato.
Perciò, figlie, se qualcuna seguisse questo cammino, come ho detto, non andate spaventate: è bene che ci sia timore, e che procediamo con più attenzione, ma nemmeno troppo fiduciose, al punto che, per essere così favorite, possiate trascurarvi di più: questo sarebbe segno di non essere da Dio, se non vi trovaste con gli effetti già detti.
È bene che all’inizio lo comunichiate, sotto confessione, con un uomo molto dotto, perché sono quelli che ci devono dare la luce, o se ci fosse qualche persona molto spirituale; e se non lo è, meglio uno molto dotto: se ci fosse chi è entrambe le cose, con l’uno e con l’altro.
E se vi dicesse che è immaginazione, non ve ne importi nulla, perché l’immaginazione può fare poco male, né poco bene, alla vostra anima: affidatevi alla divina Maestà, perché non permetta che siate ingannate.
Se vi dicono che è il demonio, sarà più faticoso, anche se non lo dirà, se è un buon dotto e ci sono gli effetti già detti; ma quando lo dicesse, io so che lo stesso Signore che cammina con voi vi consolerà e vi rassicurerà, e andrà dando luce anche a lui, perché ve la dia.
Se è una persona che, pur avendo orazione, il Signore non l’ha condotta per questo cammino, subito si spaventerà e lo condannerà; perciò vi consiglio che sia molto dotto; e se si trovasse anche spirituale, tanto meglio: e la priora dia il permesso per questo; perché, anche se l’anima si sente sicura vedendo la propria buona vita, la priora sarà comunque obbligata a far sì che se ne parli, perché entrambe procedano con sicurezza.
E dopo averne parlato con queste persone, si acquieti, e non vada a condividerlo con altri; perché a volte, senza che ci sia nulla da temere, il demonio mette timori così eccessivi, che costringono l’anima a non accontentarsi di averlo detto una sola volta; specialmente se il confessore è di poca esperienza, e la vede timorosa, ed è lui stesso a farla continuare a parlarne.
Si arriva così a rendere pubblico quello che per ragione doveva restare molto segreto, e quest’anima finisce perseguitata e tormentata; perché quando pensa che sia segreto, lo vede pubblico, e da qui le derivano molte cose faticose, che potrebbero accadere anche all’Ordine, visti i tempi che corrono.
Così, è necessaria grande attenzione in questo, e lo raccomando molto alle priore; e che non pensi che, per avere una sorella cose simili, sia migliore delle altre. Il Signore conduce ciascuna come vede sia necessario.
È una disposizione per arrivare a essere una grande serva di Dio, se vi si collabora, ma a volte Dio conduce per questo cammino le più deboli; e così non c’è qui motivo né di approvare né di condannare, ma di guardare alle virtù, e a chi con più mortificazione, umiltà e pulizia di coscienza serve il nostro Signore: quella sarà la più santa; anche se la certezza qui si può sapere ben poco, finché il vero Giudice non darà a ciascuna quello che merita. Lì ci stupiremo nel vedere quanto sia diverso il suo giudizio da quello che qui possiamo capire. Sia per sempre lodato, amen.