Il castello interiore, Teresa d'Ávila

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Seste mansioni

Capitolo 22

In molti modi il Signore si comunica all’anima con queste apparizioni: alcune quando è afflitta, altre quando le sta per arrivare qualche grande travaglio, altre solo perché Sua Maestà si diletta con lei, e la favorisce. Non c’è bisogno di specificare di più ogni singolo caso; perché l’intento è solo far capire ciascuna delle differenze che ci sono in questo cammino, fin dove io le capisca, perché voi, sorelle, capiate in che modo sono, e gli effetti che lasciano; perché non ci sembri che ogni fantasia sia una visione, e perché, quando lo è davvero, capendo che è possibile, non ne restiate agitate né afflitte: perché il demonio guadagna molto, e gode moltissimo nel vedere un’anima afflitta e inquieta, perché vede che questo le è di ostacolo per impiegarsi tutta nell’amare e lodare Dio.

In altri modi Sua Maestà comunica cose ben più alte, e meno pericolose; perché il demonio, credo, non potrà contraffarle, e così si possono a stento mettere in parole, essendo cosa molto nascosta, mentre quelle immaginarie si possono spiegare di più.

Capita, quando il Signore è servito, che, stando l’anima in orazione, e ben presente a sé, le venga all’improvviso una sospensione, in cui il Signore le fa capire grandi segreti, che pare veda nello stesso Dio: queste non sono visioni della sacratissima Umanità, né, anche se dico che vede, vede nulla; perché non è visione immaginaria, ma molto intellettuale, in cui le si scopre come in Dio si vedano tutte le cose, e le tenga tutte in sé stesso: ed è di grande profitto; perché, anche se passa in un momento, resta molto scolpita, e produce grandissima confusione; e si vede più chiaramente la malvagità di quando offendiamo Dio, perché nello stesso Dio (dico, stando dentro di Lui) commettiamo grandi malvagità.

Voglio fare un paragone, se ci riesco, per farvelo capire, perché, anche se questo è così e lo sentiamo dire molte volte, o non ci badiamo, o non lo vogliamo capire; perché non parrebbe possibile essere così audaci, se si capisse come stanno davvero le cose.

Immaginiamo ora che Dio sia come una dimora o un palazzo molto grande e bello, e che questo palazzo, come dico, sia lo stesso Dio. Può forse il peccatore, per commettere le sue malvagità, allontanarsi da questo palazzo? Certo che no; ma dentro, nello stesso palazzo, che è lo stesso Dio, avvengono le abominazioni, le disonestà e le malvagità che noi peccatori commettiamo.

Oh cosa spaventosa e degna di grande considerazione, e molto utile per noi che sappiamo poco, che non arriviamo a capire del tutto queste verità: non sarebbe possibile avere un’audacia così insensata! Consideriamo, sorelle, la grande misericordia e sopportazione di Dio nel non sprofondarci lì subito; e rendiamogliene grandissime grazie, e vergogniamoci di risentirci per qualcosa che si faccia o si dica contro di noi, perché è la più grande malvagità del mondo vedere che Dio nostro Creatore sopporta tanto le sue creature dentro di Sé stesso, mentre noi a volte ci risentiamo per una parola detta in nostra assenza, e magari senza cattiva intenzione.

Oh miseria umana! Fino a quando, figlie, imiteremo in qualcosa questo grande Dio? Oh, che non ci sembri più di fare chissà cosa nel sopportare le offese! Ma che molto volentieri passiamo sopra a tutto, e amiamo chi ce le fa, visto che questo grande Dio non ha mai smesso di amare noi, pur avendolo noi tanto offeso; e così ha ben ragione di voler che tutti perdonino, per i torti che vengono loro fatti.

Vi dico, figlie, che, anche se questa visione passa in fretta, è una grande grazia che il nostro Signore fa a chi la fa, se vuole approfittarne, tenendola presente molto spesso.

Capita anche, così, molto in fretta, e in un modo che non si può dire, che Dio mostri in sé stesso una verità che pare lasciare oscurate tutte quelle che ci sono nelle creature, e faccia capire molto chiaramente che Lui solo è verità, che non può mentire: e si capisce bene quello che dice Davide in un Salmo, che ogni uomo è bugiardo, cosa che non si capirebbe mai così a fondo, per quante volte la si senta dire, come si capisce che è una verità che non può mancare.

Mi viene in mente Pilato, quanto chiedeva al nostro Signore, quando nella sua Passione gli disse: “Cos’è la verità?”, e quanto poco capiamo qui di questa somma verità. Vorrei poter far capire di più su questo, ma non si può dire.

Traiamone, sorelle, che per conformarci in qualcosa al nostro Dio e Sposo, sarà bene che ci applichiamo sempre molto a camminare in questa verità. Non dico solo che non diciamo bugie, perché in questo, gloria a Dio, vedo già che in queste case avete molta cura di non dirle per nessun motivo, ma che camminiamo nella verità davanti a Dio e alla gente, in tutti i modi che potremo; specialmente non volendo essere tenute migliori di quello che siamo, e nelle nostre opere, dando a Dio quello che è suo, e a noi quello che è nostro, e cercando di far emergere in tutto la verità; e così terremo in poco conto questo mondo, che è tutto menzogna e falsità, e come tale non è duraturo.

Una volta stavo considerando per quale ragione il nostro Signore fosse così amico di questa virtù dell’umiltà; e mi si presentò davanti (mi pare senza averci riflettuto, ma all’improvviso) questo: che è perché Dio è somma verità, e l’umiltà è camminare nella verità, perché è verità grandissima che non abbiamo nulla di buono da noi stesse, se non la miseria e l’essere nulla; e chi non capisce questo cammina nella menzogna.

A chi lo capisce di più, piace di più alla somma verità, perché cammina in essa. Voglia Dio, sorelle, farci la grazia di non uscire mai da questa conoscenza di noi stesse. Amen.

Di queste grazie il nostro Signore fa dono all’anima, perché, come a una vera sposa che è ormai decisa a fare in tutto la sua volontà, vuole darle qualche notizia delle cose in cui deve compiere la sua volontà, e delle sue grandezze. Non c’è bisogno di trattare altro, perché ho detto queste due cose perché mi paiono di grande profitto; perché in cose simili non c’è nulla da temere, ma solo da lodare il Signore, perché le dà; perché il demonio, mi pare, e nemmeno la propria immaginazione, hanno qui poco spazio, e così l’anima resta con grande soddisfazione.

Traduzione italiana di Meditanimus, condotta direttamente sul testo spagnolo originale, di pubblico dominio. Fonti e crediti.

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