Il castello interiore, Teresa d'Ávila

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Quarte mansioni

Capitolo 7

Dio mi aiuti, in cosa mi sono messa! Avevo già dimenticato di cosa stavo parlando, perché gli affari e la salute mi fanno interrompere nel momento migliore, e avendo poca memoria tutto andrà sconnesso, non potendo tornare a leggerlo. E forse è tutto uno sconcerto quello che dico: almeno è quello che sento. Mi pare di aver detto delle consolazioni spirituali, come a volte vengano mescolate con le nostre passioni. Portano con sé certi scompigli di singhiozzi, e ho anche sentito di persone a cui si stringe il petto, e che arrivano a movimenti esteriori che non si possono trattenere, e la forza è tale da far uscire loro il sangue dal naso, e cose così penose. Di questo non so dire nulla, perché non l’ho vissuto, ma deve restarne consolazione, perché, come dico, tutto va a finire nel desiderare contentare Dio e godere di Sua Maestà.

Quelli che io chiamo gusti di Dio (che in un’altra parte ho chiamato orazione di quiete) sono di un’altra natura, come capirete voi che non li avete provati, per la misericordia di Dio. Facciamo un esempio per capirlo meglio: vediamo due fontane con due vasche che si riempiono d’acqua, perché non trovo cosa più adatta per spiegare alcune cose dello spirito di questa dell’acqua, ed è perché so poco e l’ingegno non mi aiuta, e sono tanto amica di questo elemento, che l’ho osservato con più attenzione di altre cose; perché in tutte le cose che crea un Dio così grande, così sapiente, devono esserci parecchi segreti di cui possiamo approfittare, e così fanno quelli che li capiscono, anche se credo che in ogni piccola cosa che Dio ha creato ci sia più di quanto si capisca, anche se fosse solo una formichina.

Queste due vasche si riempiono d’acqua in modo diverso: l’una viene da più lontano, per molti canaletti e con un artificio; l’altra è fatta proprio nel punto dove l’acqua nasce, e si va riempiendo senza alcun rumore; e se la sorgente è abbondante (come questa di cui parliamo), una volta riempita questa vasca ne esce un grande ruscello, senza bisogno di alcun artificio, né finisce mai la costruzione dei canaletti, ma da lì procede sempre acqua. La differenza è che quella che viene per i canaletti sono, mi pare, i contenti di cui ho detto, che si ottengono con la meditazione, perché li portiamo noi con i nostri pensieri, aiutandoci con le creature nella meditazione, e stancando l’intelletto; e poiché viene alla fine con le nostre fatiche, fa rumore, quando si deve riempire di qualche profitto che produce nell’anima, come si è detto.

Quest’altra fonte, l’acqua viene dalla sua stessa origine, che è Dio, e così come Sua Maestà vuole, quando è servito di fare qualche grazia soprannaturale, la produce con grandissima pace e quiete e dolcezza dal profondo di noi stessi. Io non so verso dove, né come, né quel contento e diletto si sente come quelli di qua nel cuore, dico nel suo principio, perché poi riempie tutto: va riversandosi quest’acqua per tutte le mansioni e facoltà, finché arriva al corpo; perciò ho detto che comincia da Dio e finisce in noi; perché certo (come vedrà chi l’avrà provato) tutto l’uomo esteriore gode di questo gusto e dolcezza.

Stavo proprio adesso, scrivendo questo, considerando che nel versetto che ho detto, *Dilatasti cor meum*, dice che si dilatò il cuore, e non mi pare che sia una cosa, come dico, la cui origine sia nel cuore, ma in un’altra parte ancora più interiore, come una cosa profonda: penso che debba essere il centro dell’anima, come ho capito dopo e dirò più avanti, perché certo vedo in noi stessi segreti che molte volte mi lasciano stupita; e quanti altri ce ne devono essere! Oh Signore mio e Dio mio, come sono grandi le vostre grandezze! E andiamo qui come dei pastorelli sciocchi, a cui pare di raggiungere qualcosa di Voi, e deve essere come un nulla, visto che in noi stessi ci sono grandi segreti che non capiamo. Dico come un nulla, in confronto a quanto c’è in Voi, non perché non siano molto grandi le grandezze che vediamo, anche solo quelle che possiamo raggiungere delle vostre opere.

Tornando al versetto, quello che mi può essere utile, mi pare, a questo scopo, è quella dilatazione: perché così pare che, quando comincia a produrre quell’acqua celeste da questa sorgente di cui dico, dal profondo di noi, pare che vada dilatandosi e allargandosi tutto il nostro interiore, e produca dei beni che non si possono dire, e nemmeno l’anima sa capire cosa sia quello che le viene dato lì. Sente una fragranza, diciamo ora, come se in quel fondo interiore ci fosse un braciere dove si gettassero profumi odorosi: non si vede la fiamma, né dove sia, ma il calore e il fumo odoroso penetrano tutta l’anima, e anche spesso, come ho detto, ne partecipa il corpo. Guardate, capitemi bene: non si sente calore, né si odora profumo, perché è cosa più delicata di queste cose, ma lo dico così per farvelo capire.

E capiscano le persone che non l’hanno vissuto, che è vero che succede così, e che si capisce, e l’anima lo capisce più chiaramente di come lo dico io ora; perché questa non è cosa che ci si possa immaginare a piacere, perché per quante fatiche facciamo non la possiamo ottenere, e in questo stesso si vede che non viene dal nostro metallo, ma da quel purissimo oro della sapienza divina. Qui le facoltà non sono unite, mi pare, ma assorte, e guardano come stupite cosa sia quello.

Potrà essere che in queste cose interiori mi contraddica un poco rispetto a quello che ho detto in altre parti: non è una meraviglia, perché in quasi quindici anni da quando lo scrissi, forse il Signore mi ha dato più chiarezza in queste cose di quanta allora ne capissi, e tanto ora quanto allora posso sbagliare in tutto, ma non mentire; perché per la misericordia di Dio preferirei morire mille volte: dico quello che capisco. Mi pare proprio che la volontà debba restare unita in qualche modo con quella di Dio. Ma è negli effetti e nelle opere di dopo che si conoscono queste verità dell’orazione, perché non c’è miglior crogiolo per metterle alla prova. È davvero una grande grazia del Signore nostro, se chi la riceve la riconosce, e grandissima se non torna indietro.

Allora vorrete, figlie mie, procurare di avere questa orazione, e avete ragione, perché (come ho detto) l’anima non riesce a capire del tutto le grazie che il Signore le fa lì, e con l’amore con cui la va avvicinando sempre più a Sé; perché è naturale desiderare di sapere come raggiungiamo questa grazia. Vi dirò quello che ho capito su questo: lasciamo che sia quando il Signore è servito di farla, perché Sua Maestà lo vuole e non per altro: Lui sa il perché, e noi non dobbiamo immischiarci in questo. Dopo aver fatto quello che si fa nelle mansioni passate, umiltà, umiltà: è per questa che il Signore si lascia vincere a tutto quello che vogliamo da Lui; e la prima cosa in cui vedrete se l’avete, è nel non pensare di meritare queste grazie e gusti del Signore, né di doverli avere in questa vita.

Mi direte che, in questo modo, come si possono raggiungere se non li si procura? A questo rispondo che non c’è altra via migliore di quella che vi ho detto, cioè non procurarli, per queste ragioni. La prima, perché la prima cosa necessaria per questo è amare Dio senza interesse. La seconda, perché è un poco di poca umiltà pensare che per i nostri miserabili servizi si possa raggiungere una cosa tanto grande. La terza, perché il vero equipaggiamento per questo è il desiderio di soffrire e di imitare il Signore, e non i gusti, noi che alla fine l’abbiamo offeso.

La quarta, perché Sua Maestà non è obbligato a darceli, come a darci la gloria se osserviamo i suoi comandamenti, che senza questo ci potremo salvare, e Lui sa meglio di noi cosa ci convenga, e chi davvero lo ama; e così è cosa certa, io lo so, e conosco persone che vanno per la via dell’amore, come devono andare per servire soltanto il loro Cristo crocifisso, che non solo non gli chiedono gusti né li desiderano, ma lo supplicano di non darglieli in questa vita: questo è vero.

La quinta è perché lavoreremo invano, perché, non dovendo portarsi quest’acqua per canaletti, come l’altra, se la sorgente non la vuole produrre, a poco serve che ci stanchiamo. Voglio dire che, anche se avessimo più meditazione, anche se ci spremessimo di più e avessimo lacrime, quest’acqua non viene per questa via, si dà solo a chi Dio vuole, e molte volte quando l’anima è più disattenta.

Siamo sue, sorelle: faccia di noi quello che vuole; ci porti dove sarà servito: credo bene che chi davvero si umilia e si distacca (dico davvero, perché non deve essere per i nostri pensieri, che molte volte ci ingannano, ma dobbiamo essere distaccate del tutto) il Signore non mancherà di farci questa grazia, e molte altre che non sapremo nemmeno desiderare. Sia per sempre lodato e benedetto. Amen.

Traduzione italiana di Meditanimus, condotta direttamente sul testo spagnolo originale, di pubblico dominio. Fonti e crediti.

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