O sorelle, come potrei dirvi la ricchezza, i tesori e le delizie che ci sono nelle quinte mansioni? Credo sarebbe meglio non dire nulla di quelle che mancano, perché non si sa dire, né l’intelletto lo sa capire, né i paragoni possono servire a spiegarlo, perché le cose della terra sono troppo basse per questo. Mandate, Signore mio, luce dal cielo, perché io possa darne un poco a queste vostre serve; poiché siete servito che alcune di loro godano così spesso di queste gioie, perché non siano ingannate, se il demonio si trasfigurasse in angelo di luce, visto che tutti i loro desideri sono rivolti a volervi contentare.
E anche se ho detto “alcune”, ben poche sono quelle che non entrano in questa mansione di cui ora dirò. C’è più e meno, e per questo dico che sono le più a entrarvi. In alcune delle cose che dirò qui, che ci sono in questa stanza, credo bene che siano poche; ma anche se non fosse che arrivare alla porta, è già una grande misericordia quella che Dio fa loro; perché, pur essendo molti i chiamati, pochi sono gli eletti.
Così dico ora, che anche se tutte noi che portiamo questo santo abito del Carmelo siamo chiamate all’orazione e alla contemplazione (perché questo fu il nostro inizio, da questa stirpe veniamo, da quei santi padri nostri del Monte Carmelo, che in tanta solitudine, e con tanto disprezzo del mondo cercavano questo tesoro, questa preziosa perla di cui parliamo), poche ci disponiamo perché il Signore ce la sveli. Perché quanto all’esteriore andiamo bene, per arrivare a quello che è necessario nelle virtù; ma per arrivare qui ne abbiamo bisogno molto, molto, e di non trascurarci né poco né tanto: perciò, sorelle mie, su, a chiedere al Signore che, poiché in qualche modo possiamo godere del cielo in terra, ci dia il suo favore, perché non manchi per colpa nostra, e ci mostri il cammino, e dia forza all’anima, per scavare fino a trovare questo tesoro nascosto; perché è vero che si trova in noi stesse: questo è quello che vorrei farvi capire, se il Signore è servito che io lo sappia.
Ho detto “forza nell’anima”, perché capiate che non serve quella del corpo: a chi Dio nostro Signore non la dà, non impedisce a nessuna di acquistare queste ricchezze, perché si accontenta di quello che ciascuna può dare. Benedetto sia un Dio così grande. Ma guardate, figlie, che per quello di cui parliamo non vuole che vi teniate nulla; poco o molto, tutto lo vuole per sé, e secondo quello che capirete di aver dato, vi si faranno grazie maggiori o minori. Non c’è prova migliore per capire se la nostra orazione arriva all’unione, o no.
Non pensate che sia cosa sognata, come la precedente; dico sognata perché lì l’anima sembra come assopita, che non pare proprio dormire, ma nemmeno si sente sveglia. Qui invece, pur essendo tutte addormentate, e ben addormentate, alle cose del mondo e a noi stesse (perché in realtà, per quel poco che dura, resta come priva di sensi, e non si può pensare neanche a volerlo), qui non c’è bisogno di sospendere il pensiero con l’artificio: è sospeso perfino l’amare; se ama, non capisce come, né cosa ami, né cosa vorrebbe. Insomma, come chi è morta del tutto al mondo, per vivere di più in Dio: perché è una morte deliziosa, uno strappo dell’anima da tutte le operazioni che può avere stando nel corpo: deliziosa, perché anche se davvero sembra che l’anima se ne allontani, è per stare meglio in Dio; a tal punto che non so nemmeno se le resti vita per respirare. Ci stavo pensando proprio ora, e mi pare di no: o almeno, se lo fa, non si capisce che lo fa.
Tutto il suo intelletto vorrebbe impiegarsi nel capire qualcosa di ciò che sente, e poiché le sue forze non arrivano a tanto, resta come stupita, tanto che, se non si perde del tutto, non muove né piede né mano; come diciamo qui di una persona così svenuta che ci pare morta. Oh segreti di Dio! Non mi stancherei mai di cercare di farveli capire, se pensassi di azzeccarci qualcosa, e così dirò mille spropositi, nella speranza di coglierne qualcuno, perché lodiamo molto il Signore.
Ho detto che non è cosa sognata, perché nella mansione di cui ho già parlato, finché l’esperienza non è molta, l’anima resta nel dubbio su cosa sia stato quello: se se l’è immaginato, se era addormentata, se fu dato da Dio, se il demonio si trasfigurò in angelo di luce. Resta con mille sospetti, ed è bene che li abbia, perché, come ho detto, anche la nostra stessa natura può ingannarci lì qualche volta; perché anche se non c’è molto spazio perché entrino le cose velenose, qualche lucertolina sì, che essendo svelta, si infila dappertutto; e anche se non fanno danno, specialmente se non ci si fa caso, come ho detto, perché sono pensierini che vengono dall’immaginazione, e di quanto ho già detto, a volte importunano parecchio.
Qui invece, per quanto siano svelte le lucertole, non possono entrare in questa mansione; perché non c’è immaginazione né memoria né intelletto che possa impedire questo bene. E oserei affermare che, se è veramente unione con Dio, il demonio non può entrarvi, né fare alcun danno; perché Sua Maestà è così vicino e unito all’essenza dell’anima, che non oserà avvicinarsi, e non deve nemmeno capire questo segreto. Ed è chiaro, perché se dicono che non capisce il nostro pensiero, tanto meno capirà una cosa tanto segreta, che Dio non affida nemmeno al nostro pensiero. Oh gran bene, stato in cui quel maledetto non ci fa male! Così resta l’anima con guadagni così grandi, perché è Dio a operare in lei, senza che nessuno glielo impedisca, nemmeno noi stesse. Cosa non darà chi è tanto amico del dare, e può dare tutto quello che vuole?
Pare che vi lasci confuse nel dire se è unione con Dio, e che ci sono altre unioni. E come se ce ne sono! Anche in cose vane, quando si amano molto, anche quelle il demonio le trasporterà, ma non nel modo di Dio, né con il diletto e la soddisfazione dell’anima, e la pace e la gioia. È al di sopra di tutte le gioie della terra, e di tutti i diletti, e di tutti i contenti, e ancora di più: non ha nulla a che vedere con dove nascono questi contenti, o quelli della terra, perché il sentire è molto diverso, come avrete sperimentato. Dissi una volta che è come se gli uni fossero in questa grossolanità del corpo, e l’altro nel midollo delle ossa, e ci azzeccai bene, perché non so dirlo meglio.
Mi pare che ancora non vi vedo soddisfatte, perché vi parrà di potervi ingannare, perché questo interiore è cosa difficile da esaminare; e anche se per chi l’ha vissuto basta quanto ho detto, perché la differenza è grande, voglio dirvi un segno chiaro, per cui non potrete ingannarvi, né dubitare se fu da Dio, che Sua Maestà me l’ha riportato oggi alla memoria, e, mi pare, è quello sicuro.
Sempre nelle cose difficili (anche se mi pare di capirle e di dire la verità) uso questo linguaggio del “mi pare”, perché se mi ingannassi, sono ben pronta a credere quello che dicono quelli che hanno molti studi. Perché anche se non sono passati per queste cose, i grandi dotti hanno un non so che, perché come Dio li tiene per luce della sua Chiesa, quando è una verità, gliela dà perché venga accolta, e se non sono dissipati, ma servi di Dio, non si spaventano mai delle sue grandezze, perché hanno ben capito che Egli può molto di più, sempre di più. E infine, anche se alcune cose non le trovano così chiaramente spiegate, altre devono averle trovate scritte, per cui vedono che queste possono accadere. Di questo ho grandissima esperienza, e anche di certi mezzi dotti timorosi, perché mi sono costati molto cari: almeno credo che chi non crede che Dio possa molto di più, e che gli è piaciuto, e a volte gli piace, comunicarlo alle sue creature, tiene ben chiusa la porta per riceverle.
Perciò, sorelle, che non vi capiti mai questo, ma credete di Dio sempre di più, e non mettete gli occhi sul fatto che siano indegne o buone quelle a cui fa queste grazie, perché questo lo sa Sua Maestà, come vi ho detto: non dobbiamo immischiarci in questo, ma servire Sua Maestà con semplicità di cuore e umiltà, e lodarlo per le sue opere e meraviglie.
Tornando dunque al segno di cui dicevo, ecco quello vero: vedete questa anima che Dio ha reso del tutto stupida per imprimervi meglio la vera sapienza, perché non vede né sente né capisce nel tempo in cui sta così, che è sempre breve, e anzi le pare molto più breve di quanto probabilmente sia. Dio fissa se stesso nell’interiore di quell’anima in modo tale, che quando torna in sé non può dubitare in nessun modo di essere stata in Dio, e Dio in lei: le resta questa verità con tanta fermezza, che anche se passano anni senza che Dio le faccia di nuovo quella grazia, non se la dimentica, né può dubitare di esserci stata: lasciamo pure da parte gli effetti che ne restano, perché li dirò dopo; questo è ciò che più conta.
Direte: ma come l’ha vista, o come l’ha capita, se non vede né capisce? Non dico che la vide allora, ma che la vede dopo chiaramente; e non perché sia visione, ma una certezza che resta nell’anima, che solo Dio può porre. Conosco il caso di una persona a cui non era mai giunta notizia che Dio sta in tutte le cose per presenza, potenza ed essenza, e con una grazia che Dio le fece in questo modo, arrivò a crederlo al punto che, quando un mezzo dotto di quelli di cui ho parlato, a cui chiese: “come sta Dio in noi?” (lui lo sapeva poco quanto lei, prima che Dio glielo facesse capire), le disse che non c’era se non per grazia, lei aveva ormai così fissa questa verità che non gli credette, e lo chiese ad altri che le dissero la verità, con cui si consolò molto.
Non dovete ingannarvi pensando che questa certezza resti in forma corporea, come il corpo del nostro Signore Gesù Cristo sta nel Santissimo Sacramento, anche se non lo vediamo, perché qui non resta così, ma della sola Divinità. Ma come può restarci con tale certezza quello che non abbiamo visto? Questo non lo so io, sono opere sue, ma so che dico il vero: e chi non restasse con questa certezza, non direi io che sia unione di tutta l’anima con Dio, ma di qualche facoltà, o altri dei molti modi di grazie che Dio fa all’anima.
Dobbiamo smettere, in tutte queste cose, di cercare ragioni per capire come sia stato: poiché il nostro intelletto non arriva a capirlo, perché vogliamo confonderci? Basta vedere che è onnipotente colui che lo fa; e poiché non siamo per nulla parte, per quante fatiche facciamo, a raggiungerlo, ma è Dio che lo fa, non vogliamo esserlo nemmeno per capirlo. Mi viene ora in mente, su questo che dico, che non siamo parte, quello che avete sentito dire alla Sposa nei Cantici: “Il re mi condusse nella cantina del vino” (o “mi mise”, credo che dica). E non dice che ci andò lei. E dice anche che andava cercando il suo Amato, da una parte e dall’altra.
Questa, credo io, è la cantina dove ci vuole mettere il Signore, quando vuole e come vuole; ma per quante fatiche facciamo noi, non possiamo entrarvi; Sua Maestà deve metterci ed entrare nel centro della nostra anima, e per mostrare meglio le sue meraviglie, non vuole che in questo abbiamo altra parte se non la volontà, che del tutto gli si è arresa, né che gli si apra la porta delle facoltà e dei sensi, che sono tutti addormentati, ma entrare nel centro dell’anima senza nessuna di esse, come entrò dai suoi discepoli quando disse “Pax vobis”, e uscì dal sepolcro senza sollevare la pietra.
Più avanti vedrete come Sua Maestà vuole che l’anima goda di Lui nel suo stesso centro, ancora di più che qui, molto nell’ultima mansione. Oh figlie, quanto vedremo, se non vogliamo vedere altro che la nostra bassezza e miseria, e capire che non siamo degne di essere serve di un Signore così grande, di cui non possiamo raggiungere le meraviglie! Sia per sempre lodato, amen.